Giardini. I tre sindaci, Nello Lo Turco (Giardini), Eligio Giardina (Taormina) e Lino Monea (Francavilla) difendono a spada tratta l'istituzione del Parco ARCHEOLOGICo recentemente contestata nell'ambito del civico consesso. «Intendiamo intervenire - scrivono nella nota diffusa da Lo Turco - nel dibattito che si è aperto sul Parco ARCHEOLOGICo, che ha visto alcune prese di posizioni incomprensibili, frutto di una evidente ignoranza sull'argomento. Crediamo, infatti, nelle potenzialità di questo nuovo e più dinamico ente per lo sviluppo della promozione di un polo ARCHEOLOGICo di straordinario rilievo quale è quello che ricade nei Comuni di Giardini, Taormina e Francavilla di pertinenza del Parco. In primo luogo è necessario chiarire che la riunione del comitato tecnico scientifico, che si e svolta lo scorso 24 settembre, è stata convocata come previsto dalla legge 202000. Il presidente e il comitato - costituito dai sindaci dei Comuni, dal direttore del Parco, Maria Costanza Lentini, e da tre esperti, uno dei quali designato congiuntamente dai primi cittadini - sono stato nominati con decreto amministrativo 1192014. Nel corso della riunione è stato approvato il regolamento di funzionamento e contabilità del Parco, che avrà efficacia dopo la ratifica da parte dell'assessore ai Beni culturali e dell'Identità siciliana. Questo avverrà con una procedura pienamente conforme alla legge, non essendo previsto dalle norme vigenti l'esame del regolamento da parte dei Consigli comunali dei vari Enti interessati. E' appena il caso di ricordare che i beni archeologici e culturali in oggetto costituiscono proprietà inalienabile del demanio regionale e che la loro conduzione è affidata al parco ARCHEOLOGICo giusta nota del dirigente generale n. 50908 del 30 ottobre 2013 discendente dal Dprs del 7 agosto 2013 n. 237». «Alla attività di gestione - conclude la nota - parteciperanno in forma attiva e diretta i tre sindaci degli Enti interessati che potranno contribuire in maniera decisa alle scelte che riterranno più utili ai fini della valorizzazione di un patrimonio unico al mondo nel rispetto dei diritti e delle prerogative dei singoli Comuni. Chiedere, per altro con argomentazioni prive di valore giuridico, la cancellazione di una scelta volta a rendere democratica, trasparente, efficace e incisiva tale gestione denota arcaico campanilismo e miopia politica e culturale che non possiamo accettare». Ma. Ro. 21102014