Bamboccioni e figli di papà? Non scherziamo. Avete visto gli angeli del fango in azione a Genova per liberare i musei dalla melma? Sono lo spot più bello dell'Italia di oggi. Un Paese che non riuscirà a dar loro un futuro e li costringerà a emigrare a Londra o negli Stati Uniti, alla ricerca di un lavoro che qui esiste solo nei sogni e nell'articolo 1 della Costituzione. La risposta dei ragazzi arrivati da nord e sud per ripulire una città splendida e fragile, saccheggiata dall'uomo che l'ha devastata con il cemento senza rispettare il corso dei torrenti, è stata splendida. Stivali di gomma, t-shirt, badili e un sorriso. Eccoli i nostri figli all'opera, richiamati dal senso del dovere e dal tam tam di Facebook e di WhatsApp, a sudare per salvare libri e opere d'arte, a ripulire scantinati e garage. Era già successo nel 1966, quando Firenze fu inondata dall'Arno e gli angeli scesero sulla terra. Sono gli stessi ragazzi che a Mantova, da 18 anni, aiutano il pubblico di Festivaletteratura a orientarsi tra mille eventi. Volontari con le magliette blu che colorano per una settimana la città, con passione e allegria. Non basta l'arroganza di un assessore, che si inalbera per un posto negato in prima fila, a fermare il loro entusiasmo. Ci vuole ben altro. Se n'è accorto il comico Beppe Grillo, leader del Movimento 5Stelle, contestato dai ragazzi con il badile mentre inveiva contro il governo e i giornalisti. «Vieni a spalare, altrimenti vai via». Colpito e affondato. Il predicatore delle piazze, l'inventore del Vaffa day in tour nei vicoli scortato da quattro guardie del corpo (per difendersi da chi?), è stato costretto alla ritirata. La solita scenetta non ha funzionato davanti all'orgoglio di giovani che fanno squadra e sanno quand'è il momento di mettere da parte l'iPhone per imbracciare la pala. A Genova è sbocciato un nuovo movimento che bussa alle nostre coscienze: è la meglio gioventù di un'Italia alla deriva che si affida da troppi anni ai saltimbanchi, maghi dell'audience ma incapaci di governare. Gli angeli del fango, terminata la missione, sono tornati a casa restituendo le pale infangate. Trasformatele in un monumento: "Ai figli che non meritiamo".