Giorgio Arter e Sergio La Porta, rispettivamente presidente e vice dell'Associazione dei Musei spiegano nel dettaglio l'istanza per il riconoscimento del vincolo di sede scritta dall'avvocato Mauro Giovannelli, ex presidente della Cassa pratese PRATO. Tutto o quasi si gioca sul fatto che fino al 1990 l'ex Cassa di Risparmio di Prato è stato un ente economico di diritto pubblico. E con essa il suo patrimonio di quadri, quelli contesi da oltre un anno e che gli "Amici dei musei" rivogliono nella sede naturale: la Galleria di Palazzo degli Alberti. Quale momento più propizio, visto che buona parte del tesoro in opere d'arte della Popolare di Vicenza, è tornato a Prato per la mostra "Tesori che si incontrano"? «Non abbiamo intenti polemici verso Zonin - spiegano - nè, tantomeno, mettiamo in dubbio la proprietà della collezione che è passata alla Bpvi quando l'ex Cassa pratese è stata fusa per incorporazione con l'istituto vicentino. Ciò che invece mettiamo in dubbio pesantemente è la decisione di smembrare e di portare a Vicenza buona parte dei quadri della banca». Un giudizio supportato da un duplice pronunciamento: il primo dell'Adunanza generale del Consiglio di Stato secondo il quale «non incide in alcun modo - cita l'istanza - sulla continuità e l'indefettibilità della tutela della collezione, la privatizzazione della banca» avvenuta nel 1990 in seguito alla legge Amato per cui la Cassa pratese è diventato un ente di diritto privato. E il secondo è un parere del ministero dei Beni Culturali, arrivato nel marzo scorso, che riconosce la collezione "bene culturale" di fatto, proprio perché posseduto dagli anni Trenta da un ente di diritto pubblico «che non poteva e non può essere separata, smembrata o trasferita - precisa l'istanza- nel suo complesso o nei singoli elementi che la compongono, se non previa autorizzazione della Soprintendenza competente, la quale non l'ha e non la potrà autorizzare perché risulta vietata "ogni decontestualizzazione del bene tale da diminuire o alterare la percezione culturale"». «In pratica - spiega Mauro Giovannelli - la collezione di Palazzo degli Alberti è stata riconosciuta indissolubilmente legata al palazzo nella quale, in fasi successive (anni Trenta, poi nel dopoguerra tra gli anni Settanta e Ottanta ndr) è stata formata. Non solo - prosegue - il ministero lascia anche spazio al fatto che la collezione dell'ex Cassa di Risparmio sia un bene culturale identitario della città di Prato». L'associazione Amici dei Musei oltre a sottolineare, in questa battaglia, l'assenza degli enti preposti a rappresentare e tutelare Prato, chiede alla Soprintendenza la ricognizione dei quadri conservati nella galleria e soprattutto l'ordine di reintegro dell'unitarietà della collezione nella sua sede naturale: la galleria in via della Rinaldesca.
Quadri contesi: "Ecco perché la collezione deve restare a Prato"
L'Associazione Amici dei Musei, rappresentata da Giorgio Arter e Sergio La Porta, ha presentato un'istanza per il riconoscimento del vincolo di sede della collezione di opere d'arte dell'ex Cassa di Risparmio di Prato. La collezione, che comprende quadri acquisiti negli anni Trenta, è stata formata nel Palazzo degli Alberti e viene considerata un bene culturale identitario della città di Prato. L'associazione sostiene che la collezione sia stata smembrata e trasferita a Vicenza senza autorizzazione della Soprintendenza competente, violando le norme sulla tutela del patrimonio culturale.
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