MILANO Una Tate Modern in saor? Perché no? Al neo sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, la proposta lanciata dal presidente della Biennale non dispiace, anche se, avverte, bisognerà studiare con calma tempi e modi. La sua collaborazione è scontata e istituzionale, visto che al primo cittadino della città lagunare spetta di diritto la qualifica di vicepresidente della Biennale. Cacciari concorda sull'esigenza di potenziare e rilanciare l'attività dell'ente. Ma non si sbilancia oltre. Occorre vedere «in quale sede e con quali finanziamenti» e garantire la «congruità dei programmi con quelli di altre associazioni e istituzioni culturali della città». Un pensiero mosso forse dall'incontro di ieri con François Pinault giunto a Venezia per prendere possesso di Palazzo Grassi. Alcune sale dello storico edificio ospiteranno la sua collezione personale e il Comune, che tramite il Casinò ha incassato 29 milioni di euro per la cessione, avrà certamente un occhio di riguardo per le iniziative del magnate francese. Un suggerimento nella scelta della nuova sede per la Biennale? Magari Ca' Corner della Regina, butta lì Cacciari. E palazzo è già di proprietà della Biennale e il restauro va avanti da anni. MILANO Un patto stretto con la città. Una forte integrazione che cancelli dissapori e malintesi accumulati nel corso degli anni. Rendere la Biennale ai veneziani e farne la Tate Modern della laguna. Davide Croff, 57 anni, è tornato da un anno e mezzo a Venezia, città natale, come presidente della Fondazione Biennale. Ha piani ambiziosi. E cerca un'alleanza con il sindaco Cacciari. I veneziani non sono mai stati molto teneri con la Biennale, spesso vissuta più come un fastidio che una risorsa. Come intende riavvicinare l'ente al cuore della città? Innanzi tutto con una sede della Biennale in pieno centro aperta al pubblico. Un luogo fisico che renda concreta e viva questa realtà. Uno spazio in cui i cittadini possano avere accesso agli archivi storici, assistere a proiezioni, trovare una caffetteria o un ristorante. Vorrei che la Biennale diventasse quel che la Tate Modern rappresenta per Londra. Un posto dove andare a vedere una bella mostra, comprare un buon libro, mangiare, vedersi con gli amici. Già oggi la Biennale "occupa" due spazi simbolici della città, i giardini e l'Arsenale. Occorre raggiungere un'integrazione ancora maggiore. Proprio ieri è approdato in laguna François Pinault. Dall'incontro con il sindaco è emersa la volontà di iniziative comuni anche fuori dalle sale di Palazzo Grassi. Ci sarà spazio per un rapporto di qualche tipo tra Biennale e la nuova gestione parigina? Perché no? Noi siamo disponibili a collaborare e auspichiamo sinergie. Del resto la nostra apertura verso l'esterno è dimostrata da molteplici interventi, non ultimo il progetto Mezzogiorno: abbiamo portato diverse sezioni della mostra di arti visive 2003 in sette regioni del Sud con un grande successo. Quest'anno per la prima volta la Cina avrà un padiglione all'Arsenale per la Biennale di Arti visive e stiamo lavorando per organizzare una nostra presenza a Pechino. L'impegno ad ampliare lo spettro di attività trova però un freno nell'esiguità delle risorse. Come procede la ricerca di partner privati? Lottiamo per contrastare la progressiva riduzione dei fondi pubblici. Siamo scesi dai 18 milioni di euro del 2000 ai 16 scarsi dello scorso anno. Fortunatamente aumenta la quota di risorse proprie (sponsorizzazioni, partnership, biglietteria), oggi pari a circa il 35 del budget. Una percentuale di tutto rispetto anche se ci confrontiamo con grandi istituzioni straniere. Tra l'altro siamo riusciti a chiudere l'ultimo bilancio con un leggero utile, di circa 300mila euro. Per quanto riguarda l'ingresso di soci privati scontiamo una regolamentazione un po' rigida. La soglia minima prevista (pari al 7 del bilancio annuale, ndr) è piuttosto elevata, soprattutto in una congiuntura economica come quella attuale. Ma non disperiamo.... Come pensa di finanziare il prossimo impegnativo progetto per il nuovo Palazzo del cinema al Lido? Sono arrivati nove progetti dai dieci studi di architettura selezionati lo scorso anno. Entro fine mese faremo la nostra scelta. Verrà costruito un nuovo Palazzo a fianco del Casinò, simmetricamente all'edificio che oggi ospita la mostra del cinema. L'intero intervento, che comprende anche la ristrutturazione parziale di alcuni immobili già in uso, avrà un costo di 75-100 milioni. E difficile immaginare di ottenere un forte appoggio finanziario da parte di singoli privati. Probabilmente attingeremo ai fondi di Arcus, la società pubblica chiamata a finanziare progetti culturali di forte impatto sul territorio. Da parte del Comune di Venezia ci aspettiamo un iter di autorizzazioni accelerato. In questi ultimi giorni si è molto parlato di un trasferimento del Mifed, il mercato cinematografico milanese, nelle sale del Lido. Conferma? Confermo che da tempo esiste un progetto della Biennale per dare impulso ai Venice Screenings. Nelle intenzioni sono destinati a evolvere in un mercato più strutturale. Se Mifed vuole avere una vetrina veneziana noi siamo assolutamente disponibili, ma la decisione spetta ad altri. E il progetto del sindaco di Roma di organizzare un grande festival del cinema nella capitale? Non abbiamo certo paura della concorrenza, Venezia ha una storia e un'immagine che non si possono scalfire. Ben venga un festival del cinema a Roma, noi per parte nostra siamo pronti a collaborare, mettendo a disposizione la nostra esperienza.