LE LACRIME di gioia e la festa di Matera e l'amarezza e la delusione di Lecce. Non avevano sbagliato i bookmaker che davano per superfavorita la città dei Sassi: con 7 voti su 13 la giuria internazionale presieduta da Steve Green ha designato Matera come capitale europea della cultura per il 2019. A darne l'annuncio, ieri pomeriggio a Roma nella sede del ministero per i Beni culturali, è stato il ministro Dario Franceschini. E, ad accoglierla, da una parte il sindaco Salvatore Adduce, a Roma insieme con i primi cittadini delle altre cinque città in lizza, e, dall'altra, la città di Matera. In migliaia, infatti, si sono riversati ieri in piazza San Giovanni dove la notizia, ricevuta in tempo reale attraverso una diretta su un maxischermo, è stata salutata da un'esplosione di felicità. È stata di buon auspicio, dunque, la scelta, prima ancora della designazione, di dare vita a un momento di attesa condivisa con la città, il cosiddetto "Comunque vada party" che, promosso dal comitato NON è soltanto la vittoria di un progetto e di una città quella di Matera capitale europea della cultura per il 2019. A riconoscerlo è Paolo Verri, direttore del comitato per Matera 2019, che premette: «Se abbiamo vinto è anche perché abbiamo messo sul tavolo elementi concreti, sia sotto il profilo del cronoprogramma che della copertura finanziaria. Su questi aspetti, diciamolo pure, ci hanno "tartassato" durante l'audizione finale». La concretezza prima di tutto, insomma. A partire da quei 30 milioni di euro che sono il tesoretto della Fondazione costituita a settembre per Matera 2019, 25 dei quali sono stati messi nel piatto dalla Regione e gli altri cinque dal Comune. E se, sulla vittoria di Matera, c'è pure chi, come il parlamentare toscano Achille Totaro di Fli preannuncia un'interrogazione parlamentare, lo staff di Matera 2019 si è già messo all'opera. «A cominciare - anticipa Verri - da un tavolo comune con le altre città finaliste per progettare insieme una serie di progetti ed eventi. In questi mesi tesseremo le fila di un'importante serie di relazioni, passando anche dal confronto con i presidenti delle Regioni del Sud, la Puglia in testa. Perché il cartellone degli eventi si terrà in parte a Matera, in parte nel Sud e pure nel resto d'Europa. Chiediamo anzi la collaborazione di tutto il sistema socioculturale del Sud: Matera 2019 non servirà soltanto ad accendere i riflettori sulla città dei Sassi ma a proiettare energie creative ben oltre i confini della Basilicata». È d'accordo il sindaco Salvatore Adduce che ricorda: «Diventare produttori di cultura, in una prospettiva condivisa, è una sfida per il nostro Sud. Cominceremo nell'immediato a lavorarci sopra per rispettare il programma che ci accompagnerà da qui al 2019: la designazione avviene quattro anni prima perché la città possa prepararsi e avviare, così come vogliamo, un percorso anche oltre lo stesso 2019». E né turisti né visitatori: coloro che approderanno nel 2019 a Matera saranno dei «cittadini temporanei» della capitale europea della cultura. Parola di Marta Ragozzino, soprintendente ai Beni storici, artistici ed etnoantropologici della Basilicata e componente del comitato scientifico per Matera 2019. «Perché gli elementi chiave che hanno traghettato Matera verso questo riconoscimento - osserva - sono stati il coinvolgimento della cittadinanza e la dimensione europea del progetto. Tutte le città in lizza hanno presentato uno straordinario programma culturale, ciascuna secondo la propria visione, ma la cosa che ha differenziato la nostra idea è la dimensione particolare che la città ha fatto precipitare dentro tale proposta con valori come l'accoglienza e la partecipazione. E qui i cittadini di Matera hanno dimostrato che fra i beni culturali di un territorio ci sono coloro che lo abitano ».