Tra le mille, meravigliose, chiese di Roma, forse la mia preferita è Santa Bibiana. Non c'è un altro luogo in cui la sopravvivenza del passato tra noi appaia altrettanto struggente. E tanto evidente il suo potere di salvarci. La chiesa è antichissima, una piccola basilica dei primi secoli del cristianesimo. Un relitto di un tempo remotissimo, eppure familiare. Quando fu costruita, essa si trovava in campagna, tra ville, alberi e prati incantati. E tutto, lì intorno, era ancora così meravigliosamente intatto più di mille anni dopo, quando fu improvvisamente ritrovato il corpo della santa martire Bibiana. Regnava allora papa Urbano VIII, che chiese al suo artista preferito lo scultore Gian Lorenzo Bernini di diventare anche architetto per restaurare, abbellire, reinventare la casa di Bibiana, di sua sorella Dafrosa, di sua mamma Demetria. Gian Lorenzo lo fece: aggiunse alla chiesa un bellissimo portico, ariosamente aperto sul paesaggio incantato. E dentro, sull'altare, egli riuscì a materializzare Bibiana in persona: bellissima, e incantata come una principessa delle favole. Avvolta in una veste tessuta di luce e di ombra: una veste che, pur essendo di marmo, è più morbida della più lucida seta. Morbida come quelle, cangianti e solenni, che un altro giovane artista Pietro da Cortona fece indossare alle sue sante, sui muri della stessa chiesa. Tutto questo c'è ancora. Dentro, intendo: perché fuori tutto è diverso. Come una scialuppa sbattuta dal mare in tempesta, la chiesa è in balia del traffico e del caos della città moderna. La lambisce la Stazione Termini, i binari le passano quasi sul tetto, la sovrasta una torre moderna, a cilindro: e davvero sembra una barchetta speronata da una portaerei. Quando, poi, passa il tram, il rumore è così forte che non riesci ad ascoltare i tuoi stessi pensieri. I muri sono coperti di scritte, le strade fangose, i cassonetti aperti, stracolmi. Tutto sembra abbandonato da anni, come se fossimo nella periferia più estrema di una megalopoli senza storia. La chiesta stessa è trasandata, sporca, con gli impianti elettrici che sfregiano gli affreschi, piena di brutte immagini moderne e di zanzare che nascono in un terribile avanzo di giardinetto. Eppure tutto questo non fa che aumentare il potere magnetico di quell'architettura, di quel marmo e di quegli affreschi: che sono vivi tra noi, oggi, nel nostro povero mondo. Come un raggio di sole in una stanza buia. Un pezzo di paradiso concesso per sbaglio a chi non ne ha nessun altro. Santa Bibiana è davvero una scialuppa. Per salvarci.