Mentre nella rada di San Giovanni proseguono gli scavi per la fattoria di servizio alla villa romana delle Grotte, tutto tace proprio in riferimento al sito in questione che, riaperto nella primavera 2014 è chiuso improvvisamente poche settimane fa per la revoca del contratto da parte della Fondazione a cui fa capo l'area con l'associazione Archeocolor. Nessuno, tra i presenti alla merenda "archeologica" alla Tenuta Gasparri ha voluto rilasciare dichiarazioni sulla vicenda della Villa. Le uniche notizie che sono trapelate riguardano le trattative in corso sul futuro della Villa Romana delle Grotte, con gli incontri tenuti tra la Fondazione e il Comune di Portoferraio, per capire come per rendere fruibile al pubblico il patrimonio. Il Comune più volte ha sottolineato l'importanza del sito per la città di Portoferraio e la necessità di inserirlo nel circuito museale del territorio comunale. di Antonella Danesi wPORTOFERRAIO I Valerii ci avevano visto giusto. La piana di San Giovanni, dove il gruppo Aithale sta lavorando per il terzo anno alla campagna di scavi a quella che si conferma come una fattoria, la parte produttiva della Villa Romana delle Grotte, anche oggi appare come uno dei punti più panoramici della rada. La tenuta dove si svolgono gli scavi è quella della famiglia Gasparri. Ci sono mucchi di terra. Ma verso il monte si vede chiaramete la pianta dei locali che una volta costituivano la cantina. E il professor Franco Cambi dell'Università di Siena, insieme ad alcuni giovani laureati, con il supporto di Italia Nostra, sta portando alla luce resti testimonianze che confermano come nel primo secolo avanti Cristo in quella zona si producesse vino. Tutto faceva pensare che lì ci fossero forni di riduzione del ferro. Invece è stata scoperta una fattoria, crollata in seguito ad un incendio. Lo scorso anno furono trovati cinque dolia ma novità ce ne sono anche in questo autunno 2014. «Anche se può apparire poco spettacolare spiega il professor Cambi il ritrovamento più importante è il muro che chiude questa cantina romana sul lato dove inizia il pendio che sale verso la Villa delle Grotte, poco più sopra». L'infaticabile equipe di scavi ha trovato anche altri ambienti interessanti collegati sempre con la produzione del vino, ed in questi un altro dolio, il sesto, che però si presenta rovesciato a differenza degli altri cinque trovati lo scorso anno. «Probabilmente era stato rovesciato in maniera intenzionale dagli occupanti spiega Cambi da coloro che lavoravano all'interno della fattoria, forse per pulirlo ed evidentemente è rimasto così, posato su un fianco, al momento in cui la fattoria si è incendiata ed è crollato tutto». Dagli scavi è emerso che questa fattoria era un edificio essenziale, molto pratico, «però costruito molto bene dal punto di vista dell'architettura rurale dell'epoca tardo repubblicana», secondo Cambi. In questa campagna di scavo la cantina dei Valerii è stata esplorata verso nord trovando testimonianze che «fanno pensare che la cantina avesse un secondo piano», ha annunciato Valentina Trotta, responsabile degli scavi. Sotto il crollo di tegole laterizi e coppi è stato trovato infatti anche intonaco dipinto. Un nuovo tassello nella ricerca che fa supporre che questo secondo piano fosse dipinto di bianco e rosso. È stata trovata anche un'anfora di cui è conservata bene la parte inferiore. «Anche questa probabilmente conteneva vino ha sottolineato Trotta stiamo ancora scavando per avere conferme». Sempre nella parte nord degli scavi è stato trovato un piano di calpestio che gli archeologi pensano essere la parte esterna della fattoria, fatto di pietra mista a terra e laterizi. «Aver trovato il limite di chiusura della fattoria ha aggiunto serena Tammone, una giovane laureata elbana che da sempre partecipa alle campagne di Aithale - e questo rafforza quello che già pensavamo lo scorso anno sull'importanza del sito e sulla necessità di valorizzarlo e di poter continuare le ricerche». Una volta chiusa anche questa campagna tutti i reperti ritrovati verranno campionati.