CABRAS È stato sufficiente ripetere la stessa procedura. Il viaggio del secondo gigante, il più grande mai rinvenuto fino a ora, verso il museo civico è stato molto più rapido di quello effettuato lo scorso lunedì. L'esperienza maturata nei giorni scorsi è servita. Ora il gigante con la testa è custodito a pochi centimetri da quello trasportato lunedì, in uno dei corridoi del museo. Le due statue rimarranno dentro le casse di legno fino a che i restauratori rimuoveranno gli imballaggi e inizieranno a lavorare al recupero delle statue. Anche se, ieri mattina tra i corridoi del museo civico correva un'indiscrezione captata anche dagli archeologi che curano lo scavo. L'idea del "restauro aperto", infatti, è ancora una semplice ipotesi che non può contare su alcuna conferma ufficiale. A Mont'e Prama ci sono ancora tante "anomalie", come quelle registrate dal georadar manovrato dal professor Gaetano Ranieri e lo scavo procede verso la direzione indicata dal sofisticato macchinario che scandaglia la terra. Da qui a parlare di un terzo gigante, però, il passo è forse un po' troppo lungo. «Questa è una delle tante possibilità custodite dal sito ma ancora non abbiamo nessuna certezza», ha detto ieri l'archeologo Raimondo Zucca, «abbiamo ritrovato cinque paia di piedi calzati, molto simili a quelli del bronzetto nuragico rinvenuto nella necropoli etrusca di Cavalupo, che potrebbero quindi appartenere alle due statue che sono state trasportare in questi giorni. Questo vorrebbe dire che mancherebbero all'appello ben tre giganti pugilatori e non solo uno. Tuttavia, un ragionamento di questo tipo non concede nessun tipo di previsione sul numero delle sculture pronte a venire alla luce». In effetti, i tre giganti che mancano all'appello potrebbero essere ovunque nel raggio di ettari. Non solo, potrebbero anche essere stati distrutti dalla devastazione dei popoli cartaginesi che attaccarono il sito nel quarto secolo avanti Cristo. Un'ipotesi, quella della distruzione dovuta alla furia degli invasori punici, che ormai sembra essere diventata un dato di fatto: «Lo confermano anche i cocci che abbiamo ritrovato sotto i due giganti che, ci sembra sempre più difficile che possa trattarsi di un caso, sono databili proprio al 2300 prima di Cristo», ha concluso Raimondo Zucca.