Gli Anacoreti, uno degli affreschi del ciclo "Il trionfo della morte" di Buffalmacco è diventato una specie di laboratorio: si sperimenta un tessuto riscaldante in grado di eliminare la condensa dalla superficie pittorica. Camposanto di Pisa, uno dei luoghi in cui le ferite della guerra si suturano più lentamente. «Ci vorranno ancora un paio d'anni per finire...» prevede Antonio Paolucci, direttore dei lavori di restauro assieme a Antonino Caleca e Severina Russo. Ma intanto il Camposanto, cioè una delle capitali assolute dell'arte italiana, sta rinascendo. Dopo l'incendio dell'estate del 1944, le conseguenze di un bombardamento alleato, dopo un lungo periodo di incuria, dagli anni '90 del Novecento è cominciato il recupero che è arrivano fin qui. Oggi il 75 per cento degli affreschi è tornato sulle pareti (ne restano 11 da ricollocare). Proprio sul patrimonio pit- torico e sulle tecniche utilizzate, si è aperto ieri a Pisa e prosegue oggi il quarto convegno internazionale delle cattedrali europee. Sul ciclo del "Trionfo della morte" di Buonamico Buffalmacco, si sta lavorando su quattro affreschi "Gli Anacoreti", "Inferno", "Il giudizio" e "Il trionfo della morte" con una soluzione nuova, mai sperimentata prima. «Uno dei problemi che dovevamo risolvere era la condensa sulla superficie pittorica dovuta alle condizioni meteo di certi giorni dell'anno al Camposanto spiega Paolucci, ex sovrintendente a Firenze, attuale direttore dei Musei Vaticani Così per la prima volta metteremo un supporto elettricamente in grado di riscaldarsi e sistemato fra l'affresco e la parete». Si tratta di un tessuto del tipo di quello usato per evitare il formarsi del ghiaccio sulla superficie degli aerei. Spiega Gianluigi Colalucci, il decano dei restauratori italiani chiamato al Camposanto da Paolucci: «Gli affreschi vengono sistemati su supporti collaudati, l'aereolam, una struttura di alluminio che sostiene i pannelli di stoffa. Nel Camposanto c'è una centralina che controlla il microclima. Prima che si formi la condensa sulla superficie pittorica, come è accaduto per esempio sulla Crocifissione di Francesco Traini prosegue Colalucci entra in funzione un comando che riscalda di uno o due gradi il pannello e quindi alza la temperatura scongiurando la condensa ». Per il restauro del ciclo del "Trionfo della Morte" è stata usata anche un'altra curiosa tecnica, già impiegata in altri Paesi come la Spagna, il bio-restauro. Si mettono dei batteri affamati di caseina sull'affresco e questi si nutrono, e ripuliscono l'opera dalle tracce di colle usate nel passato. «È necessario liberare la pittura da tutte le impurità e dalle sostanze aggiunte nel corso dei secoli. Attualmente abbiamo rimesso sulla parete l'affresco degli Anacoreti e stiamo lavorando sull'Inferno». Il Camposanto è stata l'ultima delle opere a sorgere sulla piazza del Duomo, nel 1277 per accogliere i sarcofagi di epoca romana, reimpiegati per le sepolture di pisani illustri. È una delle più antiche architetture medioevali cristiane destinate al culto dei morti. Nel corso del Trecento si arricchisce con gli affreschi che hanno tutti come soggetto la vita e la morte. Lavorano al Camposanto i grandi dell'epoca, da Francesco Traini a Bonamico Buffalmacco, più tardi anche Andrea Bonaiuti, Antonio Veneziano, Spinello Aretino, Taddeo Gaddi e Piero Puccio con la Storie dell'Antico Testamento finite poi da Benozzo Gozzoli.
Batteri e stoffe antigelo nel laboratorio di Pisa rinascono gli affreschi
Il Camposanto di Pisa sta rinascendo dopo un lungo periodo di incuria. Il 75% degli affreschi è stato restaurato e il progetto di restauro del ciclo "Il trionfo della morte" di Buonamico Buffalmacco è in corso. Gli artisti stanno sperimentando una tecnica nuova per eliminare la condensa sulla superficie pittorica, utilizzando un tessuto riscaldante. Il progetto prevede di utilizzare anche la tecnica del bio-restauro, che implica l'uso di batteri affamati di caseina per pulire l'opera. Il Camposanto è una delle capitali assolute dell'arte italiana e il suo restauro è un importante lavoro per preservare il patrimonio culturale.
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