VENEZIA Contempla il suo Palazzo. Lo guarda, dall'ingresso laterale in Campo San Samuele, lo rimira dalla porta acquea; poi, monsieur Pinault, in motoscafo, attraversa il Canal Grande, e là, con lo sguardo, abbraccia l'intero edificio. «Merveilleux!», esclama. Dunque, Venezia ha un nuovo mecenate: l'uomo più ricco di Francia è sbarcato ieri in Laguna, per la prima visita a Palazzo Grassi, dopo il recente acquisto; o meglio la concessione, ottenuta per 99 anni, e l'esborso di 30 milioni di euro. Al fianco del settantenne Francois Pinault, ecco Jean-Jacques Aillagon (ex ministro della Cultura francese con il governo Raffarin ed ex presidente del Centre Pompidou), nominato consulente artistico per le mostre, che verranno organizzate nel prestigioso spazio espositivo. «Due all'anno, come all'epoca della gestione Fiat», dice Aillagon. In aggiunta, una «permanente», che consisterà nell'esporre, a rotazione, i pezzi della collezione Pinault, una delle più importanti al mondo di arte moderna e contemporanea. L'incontro a Ca' Farsetti con il sindaco Massimo Cacciari da il via ufficiale al sodalizio Parigi-Venezia. Il magnate francese, che nel frattempo ha affidato ai figli le sue attività imprenditoriali (dalla moda alla cultura), promette: «Seguirò personalmente l'attività di Palazzo Grassi». Monsieur Pinault, la sua raccolta di opere viene chiamata invisibile, perché mai mostrata in pubblico. Venezia avrà il privilegio di svelarla. «Sì, e ne sono orgoglioso. Un po' alla volta, i visitatori di Palazzo Grassi potranno apprezzare un patrimonio artistico messo assieme nell'arco di trent'anni». A quando la prima mostra? «In autunno». Anticipazioni? «Comincerò da un primo gruppo di opere della mia raccolta. Del resto, in poco tempo, non si potrebbe fare altrimenti». Quale sarà il tema dell'esposizione? «Stiamo pensando di concentrarci sui maestri dell'arte povera. Mi sembra un bell'omaggio all'Italia, dal momento che il vostro Paese è proprio la culla di questi artisti». L'alternativa alla Pop art americana: Merz, Boetti, Kounellis, Pistoletto... «Ma ci saranno anche Fontana e Manzoni. Non è una buona idea? Qualcuno ha detto polemicamente che voglio delocalizzare. Come vede, invece, ricolloco le opere nella loro terra d'origine». I francesi, certo, non hanno gradito la sua fuga dall'isola di Seguin, dove era stato avviato un grande progetto espositivo, per migrare nella Laguna di Venezia. «Ballon d'essai. La verità è che qui ho trovato apertura, entusiasmo, collaborazione». Nessun rimpianto per aver abbandonato la Francia? «Nessuno. La dimensione europea in cui oggi ci collochiamo oltrepassa i vecchi confini geografici». L'arte povera, diceva. E poi? I prossimi programmi? «E' prematuro annunciarli, stiamo ancora considerando alcune ipotesi. Certo, manterremo vive anche le grandi esposizioni dedicate alle civiltà del passato, nella continuità della tradizione di Palazzo Grassi». Il sindaco Cacciari l'ha invitata a occupare altri spazi espositivi disponibili a Venezia. Per esempio, l'area della Punta della Dogana, dove non si è concretizzato il progetto Guggenheim. Che farà? «Raccolgo l'invito. Sono sinceramente interessato a espandermi artisticamente in questa meravigliosa città».