Al vaglio dei pm di Roma il danneggiamento del patrimonio archeologico durante gli scavi Reperti archeologici di inestimabile valore distrutti per costruire la linea C della metropolitana, con l'autorizzazione della Sovraintendenza speciale ai beni archeologici di Roma. È questo uno dei filoni al vaglio della Procura ordinaria, che sta indagando per danneggiamento al patrimonio archeologico, storico e artistico, previsto dall'articolo 733 del codice penale. L'ammissione, o meglio la confessione, è contenuta nella relazione di controllo della Corte dei conti del 17 dicembre 2012, firmata da Antonio Mezzera, che riporta una lettera della Soprintendente speciale per i Beni archeologici di Roma Mariarosaria Barbera. «Con ogni evidenza le procedure previste dal codice dei lavori pubblici per quanto attiene l'archeologia preventiva hanno incontrato molti e notevoli ostacoli di applicazione. Si è definita la scelta obbligata di scavare e costruire contestualmente, il che ha portato e porta a trattare i contesti rinvenuti individuando soluzioni tecniche anche di dettaglio, nonché a valutare smontaggi, rimontaggi o in maggioranza demolizioni vere e proprie». Ci sarebbero almeno 8 casi di reperti per i quali la Sovraintendenza avrebbe autorizzato la distruzione o la delocalizzazione. L'elenco è contenuto in un esposto presentato alla Procura ordinaria di Roma e a quella della Corte dei conti del Lazio. I magistrati contabili hanno già affidato la delega ai carabinieri del comando Tutela patrimonio culturale. Doveva essere la metropolitana archeologica, perché oltre alla funzione di trasporto, doveva servire a riscoprire e valorizzare le opere di Roma Antica. «Il progetto - spiega un parere della Sovraintendenza archeologica del 2009 relativamente alla tratta San Giovanni-Colosseo - nonostante le intese iniziali risulta totalmente estraneo a qualunque intento di riqualificazione del tessuto storico e urbano. La mancata valorizzazione anche dell'area archeologica centrale vanificherebbe la finalità dell'opera, comportando solo il sacrifico di contesto antichi sepolti». Oltre il danno la beffa. Non solo non è stato valorizzato il patrimonio monumentale, con la costruzione del museo di Roma Antica, ma la costruzione dell'opera avrebbe comportato danneggiamenti a reperti con duemila anni di storia alle spalle. Firmando il contratto «chiavi in mano», le imprese costruttrici del Consorzio Metro C si sono prese la responsabilità del progetto, ma non hanno verificato se fossero state fatte le indagini. Eppure la legge di archeologia preventiva prevede che prima di iniziare i lavori di un'opera pubblica si abbia il nulla osta archeologico. «La Sovraintendenza - è l'accusa contenuta nell'esposto - ha autorizzato le attività di scavi e indagini archeologiche, ma non i lavori».
ROMA-Metro C, indagine anche sui reperti distrutti
La Procura ordinaria di Roma sta indagando per danneggiamento al patrimonio archeologico, storico e artistico. Il caso riguarda gli scavi per la costruzione della linea C della metropolitana, autorizzati dalla Sovraintendenza speciale ai beni archeologici di Roma. La Sovraintendenza ha autorizzato gli scavi, ma non i lavori. Si stima che ci siano almeno 8 casi di reperti distrutti o delocalizzati. La legge di archeologia preventiva prevede che prima di iniziare i lavori di un'opera pubblica si abbia il nulla osta archeologico. La Sovraintendenza ha autorizzato gli scavi, ma non i lavori, senza verificare se fossero state fatte le indagini.
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