Lo schiaffo di Francois Pinault a Parigi e alla Francia non è piaciuto. La decisione di abbandonare il progetto di costruire un museo dedicato all'arte contemporanea a Seguin, un'isola della Senna dove una volta si costruivano le Renault, per Palazzo Grassi a Venezia, è sulle prime pagine dei maggiori quotidiani francesi. Il pasticcio dell'Isola Seguin, ha titolato Liberation; Le Parisien ha sparato un "fiasco"; Le Figaro a fianco di una grande foto del palazzo veneziano ha titolato sempre in prima "la collezione Pinault lascia la Francia". Ed anche Le Monde che lunedì scorso aveva ospitato il "point de vue" dell'industriale è ritornato con ampiezza sul tema. Sono soprattutto gli amministratori di Boulogne-Billancourt a reagire duramente alle accuse lanciate da Pinault lunedì scorso che sembrano aver preso un po' tutti di contropiede. A Le Monde aveva spiegato "di non avere più la pazienza di perseverare nel progetto di dotare la Francia di un museo concepito da Tadao Andò", ma di non aver rinunciato all'idea di far partecipare la gente alla sua passione per l'arte. È così che aveva voluto cogliere "la formidabile occasione che costituisce la disponibilità di Palazzo Grassi per cominciare senza tardare" ad aprire la sua collezione al pubblico. Pinault aveva messo in luce "la grande reputazione" acquisita da Palazzo Grassi con le iniziative avviate da Gianni Agnelli. L'industriale sembra spinto da un'ansia di fare presto e i tempi che si prospettavano in Francia si erano allungati troppo. I tempi di un progetto culturale privato non possono essere quelli di un progetto pubblico - ha affermato -perché i tempi di un imprenditore "sono quelli della sua esistenza, della sua età, della sua impazienza a realizzare il suo sogno". E il sogno di Pinault è quello di poter far partecipare alla gente il piacere che gli dà la sua collezione di pezzi di arte contemporanea messa assieme in una trentina d'anni. A Venezia questo sogno è a portata di mano, dato che entro l'anno sarà avviato un ciclo di esposizioni aperte all'arte contemporanea e a quella del XX-mo secolo. Ora a Boulogne-Billancourt il sindaco Jean Pierre Fourcade, un parlamentare dell'Ump, si è lamentato di non essere neppure stato avvertito della rinuncia formalmente fatta dalla Fondazione che era a capo del progetto del nuovo museo. Un'opera importante, già studiata e progettata da Tadao Ando. Sui 12 ettari dell'isolotto alla Periferia di Parigi, dove una volta sorgeva una maxi-fabbbrica delle Renault è stata fatta piazza pulita dei vecchi impianti. I plastici mostravano a fianco del museo alberghi, gallerie d'arte, iniziative commerciali, tutto pensato ed immaginato con il traino di un motore di primaria potenza come il museo, capace di attirare milioni di visitatori l'anno. Ora è tutto da rivedere; particolarmente avvelenata la società che ha il compito di gestire e coordinare i progetti di urbanizzazione. È soprattutto lei nell'occhio del ciclone ed il suo direttore generale Jean Louis Subileau attacca per difendersi, ma con sottile malizia Le Monde ha rinfacciato a questo manager troppo distacco, troppa freddezza "come spesso accade" a quelli che escono dalla scuola dei grandi manager di stato, l'Ena. Ma anche per Pinault c'è un po' di veleno, pur se sotto forma di smentite riferite all'ipotesi che abbia dovuto rinunciare in gran fretta a parte dei suoi investimenti previsti, accontentandosi della trentina di milioni di euro spesi a Venezia, perché coinvolto, assieme alla sua finanziaria Artemis, in un processo negli Stati Uniti a una società, la Executive Life, per dissimulazione fraudolenta e false dichiarazioni. Le colpe sono di tutte e due le parti, autorità locali e fondazione, secondo Liberation, che ha preso spunto dall'episodio per rilevare che in tutto questo ha il suo peso anche lo Stato e la sua tradizione di "patrono delle arti e delle lettere". Ed è proprio questa "eccezione francese, i suoi regolamenti, la sua fiscalità, le sue potenti istituzioni museali pubbliche" che possono spiegare almeno in parte la "marginalizzazione della Francia nell'arte contemporanea".