RIAPRE la Biblioteca del Museo del Risorgimento, la più importante al mondo nel settore, avviata nel 1878 con la raccolta degli Atti parlamentari, chiusa al pubblico dal 2007. Stasera l'inaugurazione ufficiale nell'Aula del Parlamento italiano, quindi il taglio del nastro nei nuovi spazi, alla presenza del sottosegretario al ministero dei Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni, accompagnata dal presidente del museo Umberto Levra, dal direttore regionale del Mibact Mario Turetta, dal segretario della Fondazione Crt Massimo Lapucci, a rappresentare le istituzioni locali il presidente del consiglio regionale Mauro Laus. Da lunedì l'apertura al pubblico dei locali completamente rinnovati al quinto piano di Palazzo Carignano: diecimila metri quadrati soppalcati per raddoppiare gli spazi, dotati ora di nuove scaffalature e tecnologie, alle pareti tinte pastello e diverse tonalità di grigio, per ospitare 170mila volumi, quasi duemila testate, circa 220mila documenti degli archivi storici, quasi 50mila tra stampe, incisioni, carte geografiche, manifesti, fotografie antiche. Per l'occasione approda al Museo, in comodato da privati, la coccarda con il primo tricolore italiano esibito in pubblico, a Bologna nel novembre 1794, che costò la vita allo studente Giovanni Battista De Rolandis. Un ultimo tassello dunque nella vita del museo, che dall'apertura nel 2011, dopo il recupero, per i 150 anni dall'Unità, è stato visitato da più di 600mila persone. Ma in tre anni le condizioni economiche sono profondamente mutate: «Stiamo resistendo, ma camminiamo in bilico su un sentiero sempre più stretto, nel quale non abbiamo più risorse per le eventuali emergenze, né polpa per eventuali altri tagli. Abbiamo ridotto tutto il possibile, nei costi per la gestione e per il personale, di più non possiamo fare ». Una lunga vicenda quella della Biblioteca, iniziata nel 1999 con la riprogettazione scientifica del museo, anche se i lavori veri e propri hanno preso il via sette anni fa, per subire poi interruzioni legate al fallimento di due ditte appaltatrici. Dopo essere stati depositati nelle sale attigue al quinto piano, i libri e i documenti sono tornati dunque al loro posto: 1 milione e 850mila euro il costo complessivo dell'operazione, sostenuto dalla Regione, con fondi propri e Fesr europei, e dal Mibact, mentre una quota è arrivata dallo stesso museo. A questi fondi si aggiungono 800mila euro erogati dalla Fondazione Crt per l'acquisto, che risale al 2011, della collezione privata di Giovanni Marianetti, la più importante raccolta risorgimentale apparsa sul mercato antiquario negli ultimi 60 anni, con più di 20mila libri e opuscoli e quasi mille testate (una parte verrà digitalizzata). I visitatori sono stati quest'anno a oggi 112mila, si prevede di chiudere a dicembre con 157mila: sono dati soddisfacenti, cui si devono aggiungere le crescenti prenotazioni (6mila in un mese) da parte delle scuole. Eppure le preoccupazioni restano. Il museo si autofinanzia al 67 per cento, di cui il 50 arriva da biglietti, affitto delle sale, bookshop, il 17 dai contributi di privati, tra cui Fondazione Crt, Compagnia di San Paolo e Fondazione Bersezio. Il restante 33 per cento è erogato da Regione (150mila), Comune (80mila, Mibact (44mila). «Peccato, le aspettative erano diverse: non si è riusciti a creare una cordata permanente di privati "sponsor", magari per la durata di un triennio. Così ogni anno si devono rinegoziare le cifre», conclude Levra. Si sono rinnovati intanto i vertici del museo: nel consiglio di indirizzo, presieduto ancora da Levra, è entrata tra gli altri, nominata dalla Città, la presidente di Torino Musei Patrizia Asproni.