Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini ha appena rinnovato la commissione interministeriale (Beni culturali ed Economia) che dovrà decidere quali opere d'arte accettare (e con che valutazione), in pagamento totale o parziale delle tasse di successione, e delle imposte dirette. Il ministro mi ha chiesto di far parte della commissione, in quanto storico dell'arte. Ho deciso di accettare perché la partecipazione non prevede nessun compenso (cosa ormai tristemente ovvia), né alcuna limitazione al mio diritto di critica dell'amministrazione dei Beni culturali e dell'operato dello stesso ministro (cosa per me ancora più ovvia), ma soprattutto perché Franceschini mi ha detto di aver pensato a me "perché così non ci prendiamo un altro 'Michelangelo'". Il ministro si riferiva alla vicenda del Cristo ligneo improbabilmente attribuito al Buonarroti, comprato dallo Stato nel 2009 per una somma spropositatamente superiore al suo valore reale: una vicenda alle cui implicazioni ho dedicato un intero libro (A cosa serve Michelangelo, 2011). Ho dunque in animo di proporre agli altri membri della commissione di fare tutto l'inverso di quanto fu fatto in quel caso. Cominciando con l'essere più trasparenti possibile: per esempio accettando di scrivere questo articolo. In Francia è possibile pagare le tasse con le opere d'arte dal 1968, quando il presidente De Gaulle e il suo ministro per la Cultura André Malraux emanarono la legge cui si ispirò, nel 1982, l'analoga legge italiana (governo Spadolini, ministro Vincenzo Scotti). Una legge vigente, ma poco applicata: il cui rilancio appare positivo, anche perché in frontale contrasto con le politiche di tutti gli ultimi governi, incluso l'attuale. La ratio della norma è infatti quella di favorire l'acquisizione da parte dello Stato di beni culturali (lo ha chiarito il Consiglio di Stato nel 1987): e salta agli occhi la scissione di uno Stato che da una parte acquista (seppur per via di sostituzione del pagamento delle imposte) quadri, scultura, biblioteche, archivi storici, ville, chiese e palazzi privati, e dall'altro dà mandato all'Agenzia del Demanio di vendere a rotta di collo immobili artistici spesso di altissimo pregio (dal Castello di Gradisca d'Isonzo al Convento di San Domenico a Taranto, all'Isola di Poveglia nella Laguna di Venezia). Mentre il comma 8 dell'articolo 26 dello Sblocca Italia promette una taglia agli "enti territoriali che hanno contribuito... alla conclusione del procedimento" di "valorizzazione o alienazione" del patrimonio, il ministro Franceschini crea un canale per riacquisire al Demanio altri immobili, e in prospettiva, perfino gli stessi immobili: il che mette a nudo l'insensatezza della politica delle alienazioni, e apre un varco provvidenziale per la salvezza del patrimonio culturale. Perché la commissione funzioni è a mio giudizio necessario accettare solo cose di eccezionale interesse culturale: il che non vuol dire necessariamente opere di artisti celeberrimi , ma vuol dire badare rigorosamente alla qualità artistica eo storica di ciò che viene offerto. La commissione opera valutando proposte già vagliate dalle soprintendenze, ma tutto consiglia di non risparmiare in conoscenza: e dunque di rivolgersi ai massimi specialisti degli oggetti, o degli immobili, in questione (a titolo gratuito, ovviamente). E di astenersi quanto più possibile da casi pericolosamente controversi: come quelli che inevitabilmente riguardano l'opera degli artisti viventi. E quindi di stabilire in modo trasparente, fondato, e documentato le valutazioni economiche di ciò che davvero può essere degno di entrare nel patrimonio culturale pubblico. La pagina web dedicata dal ministero della Cultura francese a questa procedura, elenca le acquisizioni più importanti: il ritratto di Diderot dipinto da Fragonard, il ritratto di Berthe Morisot vestita a lutto dipinto da Manet, uno spettacolare nudo di Matisse, l'intera biblioteca del demografo Alfred Sauvy e una collezione di strumenti chirurgici militari destinata al Museo di Val de Grâce. La nostra asticella non potrà essere più bassa. E ogni acquisizione dovrà impegnare il governo ad attribuire i fondi e a fare le assunzioni necessarie perché tutto questo sia conservato, visibile, utile al "pieno sviluppo della persona umana" di cui parla la nostra Costituzione.