L'unica buona notizia riguarda gli ipogei, dato che nei fondi Pac sono stati individuati oltre 400mila euro per studiarli Il centro storico di Agrigento è un "raccoglitore" di promesse mancate, di emergenze "dimenticate" e, purtroppo, probabilmente di pericoli rinviati. E se l'attenzione pubblica negli ultimi due anni si è dedicata (probabilmente nemmeno abbastanza) a tematiche di primissimo piano come il progetto "Terravecchia" e la sicurezza del colle di San Gerlando (ottenendo solo in parte dei risultati), di "compiti a casa" ne sono rimasti tanti da fare. Proveremo, in modo sintetico, a riassumerli tutti, riportando per ognuno, lo stato dell'arte. Palazzo Lo Jacono. E' per molti la "ground zero" del centro storico agrigentino: il luogo di uno dei crolli più simbolici e anche più violenti degli ultimi tempi. A tre anni e mezzo di distanza da quel 25 aprile 2011, però, le cose da fare sono ancora molte. Partiamo dal fatto che l'area dovrebbe essere inibita al transito e al passaggio, ma in verità gli abitanti delle case sgomberate, visto i tempi "biblici", sono tornati da anni nelle loro abitazioni. Del resto il Comune non ha trovato, ad oggi, i fondi per pagare la permanenza di questi presso strutture cittadine, con i fornitori costretti a ricorrere alle vie legali per ottenere una somma che si aggira intorno ai 300mila euro. La situazione nell'area è ferma a tre anni fa, quando, mesi dopo il crollo si rimossero le macerie rimosse (il portale barocco venne repertato e conservato presso un magazzino comunale) e vennero installate le bande di carbonio a contenere i palazzi che confinavano con il Lo Jacono. Intervento, quest'ultimo, che si disse allora essere solo previsionale dato che le "catene" hanno una durata limitata nel tempo (nell'ordine comunque di un decennio). Dal Comune ci spiegano che tutto è rimasto "congelato", con l'ufficio tecnico in attesa di comprendere dall'amministrazione la strada da seguire: se agire con ordinanze in danno ai privati, nella speranza un po' idealistica di recuperare i soldi oppure intervenire con una progettualità interna e reperire fonti di finanziamento per gli interventi. Palazzo Lo Vetere o del Carretto. Di proprietà privata, è stato oggetto di almeno due ordinanze negli ultimi anni (una del gennaio 2014) rispetto all'avvio di interventi di manutenzione straordinaria e conservazione del bene. L'ultimo atto, firmato dall'ex sindaco Zambuto, venne "partorito" in seguito ad un sopralluogo che verificò l'esistenza di "copiose infiltrazioni d'acqua provenienti dalla copertura del fabbricato, interessanti i solai e le murature dei piani sottostanti, con evidente pregiudizio per le strutture, gli intonaci e per gli impianti elettrici". Si ordinò lo sgomberò della struttura e si chiese alla SOPRINTENDENZA di avviare una progettazione - ottenendo una risposta piccata dall'Ente- e, francamente, non sappiamo oggi come sia andata a finire. E' certo che le condizioni esterne del palazzo non sono esattamente ottimali. Via di fuga. Una grande battaglia dell'ex prefetto Postiglione e dell'arcivescovo Montenegro, al centro di numerosi incontri, tavoli tecnici e di una presentazione in "pompa magna" delle due proposte progettuali (che risalgono al 2010) da parte dell'Ordine degli Ingegneri, una che prevedeva l'utilizzo di discesa Seminario opportunamente "rimodellata" e un'altra che scendeva lungo il pendio della collina. Quest'ultima venne ritenuta anche la più fattibile, ma, perché c'è sempre un ma, senza gli studi geologici sul Colle non si poteva pensare di realizzare la strada perché mancava la certezza sulla stabilità della zona. Adesso gli studi ci sono ma siamo così impegnati a cercare 30 milioni per il consolidamento che ci siamo dimenticati della via di fuga. Ipogei. L'unica buona notizia riguarda i tunnel scavati dagli schiavi nel sottosuolo di Akragas, dato che all'interno dei fondi Pac sono stati individuati oltre 400mila euro per consentire lo studio dei cunicoli. L'assenza di questo lavoro, tra l'altro, ha fino ad oggi bloccato la possibilità per il Comune di spendere tutti i fondi provenienti dal Ministero dell'Ambiente e stornati dalla lotta all'erosione costiera di Zingarello al centro storico. Adesso da Roma chiedono chiarimenti sul perché le somme non sono state spese né il progetto attuato, ma dal Municipio contano di poter ottenere una deroga e salvare poco più di un milione di euro. Via Saponara. Si tratta di una delle piacevolezze più recenti nel cuore antico della città. I lavori di messa in sicurezza condotti a "singhiozzo" su Palazzo Licata, infatti, da circa un anno hanno "sepolti vivi" i residenti della zona a causa della presenza di transenne e ponteggi che impediscono il passaggio a piedi e in auto. Il Comune, da alcuni mesi, stava agendo in danno al privato, ma dopo essere riuscito con estrema difficoltà a nominare un consulente esterno per una relazione geologica ha visto il tecnico rinunciare all'incarico, così si è passato al secondo in lista solo la scorsa estate. Fondi, recupero delle somme spese, ordinanze e poca trasparenza. L'ultimo a chiedere chiarimenti all'ufficio tecnico del Comune su questi temi era stato l'allora assessore ai lavori pubblici Gerlando Gibilaro, ma questi ci ha confermato di non aver mai ricevuto risposte. Non sappiamo, quindi ad esempio, se il Municipio è riuscito a recuperare le somme spese necessarie per gli interventi di messa in sicurezza sostitutivi. Pare che l'ufficio legale abbia affermato durante un incontro svoltosi nei giorni scorsi che si stanno iniziando a recuperare alcune somme, ma ovviamente zero numeri. Un dato che ricordiamo, comunque, è che nel Peg 2012 l'Amministrazione inserì per gli interventi di messa in sicurezza in danno ai privati 241mila euro, chiedendo agli uffici di realizzare una "mappa delle priorità" su dove intervenire. "Cartina" che, da che ci risulta, non arrivò mai e il fondo, già di per sé scarso, con il tempo si è andato assottigliando fino a sparire perché, appunto, non si riusciva a recuperare dai privati. Sulle ordinanze e sul loro rispetto non entriamo nel merito, ma un esempio palese che qualcosa non funzioni nel sistema crediamo sia indicabile in discesa Gallo, che almeno da un paio di anni è chiusa con una barriera in muratura a causa, si dice, di un palazzo pericolante. Cresciuta la sensibilità. Unico vero cambiamento rispetto al passato è un mutato spirito nei confronti del centro storico. Pionieri sono stati i volontari di "Vallicaldi", ma in generale è cresciuta l'affezione verso il cuore antico della città, anche se questo non ha affatto attratto gli investimenti. Tutto, in tal senso, sembra non muoversi di molto, anche perché mancano - e continueranno a mancare probabilmente per anni - strumenti per agevolare chi voglia puntare su quelle zone. Una riflessione, però, meriterebbero le tante, troppe, voci che parlano di diffuse operazioni di compravendita da parte di specifici soggetti in vaste zone del centro storico. Gioacchino Schicchi 13102014