ORISTANO Polemiche quasi quotidiane sui Giganti di Mont'e Prama. Come le nuove scoperte. Le ultime: sull'avvicendamento di archeologi nell'area archeologica e sulle modalità di assegnazione del nuovo progetto. Sottosegretario Barracciu, come risponde alle accuse? «In questo momento di tutto c'è bisogno tranne che di polemiche preventive e sterili, che si nutrono di sentito dire». La realtà qual è? «La realtà è che il ministero, anche attraverso le proprie diramazioni territoriali, ha sempre agito con senso di collaborazione e con disponibilità». Non sembra proprio che ci sia un clima idilliaco tra Soprintendenza e Università... «Conta la sostanza dei rapporti tra ministero, Soprintendenza e Università. E la sostanza dice che il ministero si è subito aperto alla proposta dell'Università e ha concesso, e poteva non farlo, di realizzare su Mont'e Prama il progetto in atto. La sostanza sono i risultati ottenuti, gli scavi che portano quasi ogni giorno alla scoperta di nuovi tesori. Il frutto di lavoro fatto con professionalità». Torniamo alle polemiche di questi giorni e agli archeologi estromessi... «Ogni tentativo di avvelenare i pozzi va fermato. Lo sta facendo il rettore e lo voglio fare io. A me interessa solo il bene del sito. Veniamo alla questione che tante polemiche sta suscitando e alle presunte estromissioni. L'accordo in atto, che porta a utilizzare il finanziamento regionale di 140mila euro, a cui se ne sono poi aggiunti altri 60mila dell'università, era chiarissimo. Tutto andava fatto nelle more del progetto finanziato da Arcus. Si sapeva bene già da prima che sarebbe partito il cantiere gestito dal ministero». Comunque la prevista estromissione degli archeologi che hanno lavorato sinora non è stata accolta bene. «Ripeto, polemica preventiva sterile e dannosa. E mi sorprende che la faccia il prof. Zucca che conosce benissimo l'accordo. Addirittura, ad agosto, quando nacque un'altra polemica sul rischio di una interruzione della campagna di scavi, precisai che non ci sarebbe stata alcuna interruzione e che, alla fine di questa campagna di scavi, sarebbe partito immediatamente il progetto di Arcus che è sottoposto alle leggi degli appalti pubblici». E cosa dice dell'assegnazione fatta con "procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando", sulla quale montano nuove polemiche? «Procedura prevista dal codice degli appalti, per importi inferiori ai 999mila euro. Sono state invitate 17 ditte, hanno risposto in 11, tra le quali anche ditte sarde. Sono state escluse le offerte anomale e c'è stata un'aggiudicazione provvisoria. Non ci sono dubbi da sollevare, tanto è vero che non c'è stato mezzo ricorso. Mi sorprende che un ex presidente di Regione non conosca il codice degli appalti e che abbia bisogno, per farselo spiegare, di un'interrogazione». Ammetterà che, sul piano dell'immagine, non è una bella cosa. Pensi a cosa sarebbe successo se al professor Lilliu avessero tolto la competenza sugli scavi a Barumini... «La mia preoccupazione è che gli scavi siano portati avanti da persone che hanno studiato a altissimo livello la materia, a prescindere da nome e cognome. Tutti siamo utili, nessuno è indispensabile. Del resto mi pare che il professor Zucca a Mont'e Prama non avesse mai scavato prima. Invito tutti a spersonalizzare il problema». Ma ora che i fondi per Mont'e Prama stanno per finire e che il nuovo progetto non è stato aggiudicato, cosa accadrà? «Sono in corso le verifiche previste dalla legge. A breve ci sarà l'aggiudicazione definitiva e il ministero vigilerà perché sia impiegata la massima professionalità. E non escludo affatto nuove collaborazioni con l'università, anzi saranno oggetto dell'incontro tra me e il rettore di Sassari. Una cosa è certa: non ci saranno interruzioni. Ora serve un clima sereno, serve la massima collaborazione di tutti. L'università ha fatto un ottimo lavoro e ci saranno vie di proficua collaborazione. L'Arcus non è un organismo decotto. Funziona, ha rinnovato i propri vertici ed è pronto a partire secondo il nuovo modo di intervento tracciato dal ministero». Petretto