LA PROVINCIA di Bari chiude come istituzione, ma riapre due contenitori culturali, chiusi da oltre 20 anni. Sarà inaugurato il 25 novembre l'Auditorium Nino Rota dopo quattro anni e mezzo di lavori e un'odissea durata 23 anni; il 31 ottobre invece la data del museo archeologico di Santa Scolastica. Due date importanti, dopo anni di promesse. Ieri l'annuncio ufficiale del presidente della Provincia Francesco Schittulli e del suo vice Nuccio Altieri, durante il sopralluogo nell'auditorium ormai pronto alla serata di debutto che vedrà salire sul palco i ragazzi del conservatorio Piccinni e l'Orchestra sinfonica della Provincia diretta per l'occasione da uno dei suoi fondatori, il maestro Gabriele Ferro. Sono anche attesi due cantanti lirici di fama internazionale. «Ora chiederemo al ministero della Ricerca e al sottosegretario barese Angela D'Onghia annuncia Altieri, fresco di ingresso da deputato in Parlamento di sbloccare le ultime somme che ci deve per chiudere la consegna dei lavori e saldare il conto alla ditta per gli ultimi collaudi di pubblico spettacolo. Ci basterebbero appena 400mila euro. Stiamo restituendo alla città due spazi culturali che potranno attrarre risorse e turismo». L'altra struttura che si appresta ad aprire i cancelli è il museo archeologico di Santa Scolastica, a Bari vecchia, con i suoi oltre 30mila reperti. Da fine mese sarà disponibile lo spazio espositivo del piano terra con ingresso dal lungomare, mentre per gli altri due piani procedono ancora i lavori. I ticket non potranno superare i 3 euro e cinquanta centesimi. «Per entrambe le strutture spiega Altieri faremo dei bandi per affidarle ai privati chiedendo agli assegnatari di mettere a disposizione delle giornate per ragazzi, studenti ed enti fondatori. Creare una fondazione stile carrozzone non servirebbe a nulla. Per il museo invece coinvolgeremo i giovani laureati». Amara è la soddisfazione da parte di Schittulli dopo cinque anni intensi ma con le mani legate a causa del patto di stabilità e della riforma Renzi: «Siamo destinati a chiudere il 31 dicembre lasciando una pesante eredità e un immenso patrimonio storico-culturale. Speriamo che la nuova Città metropolitana sappia farne tesoro perché questa regione merita crescita e sviluppo».