IL ministro Dario Franceschini insiste giustamente sul tema della «valorizzazione » dei nostri beni culturali. È lodevole il suo intento di forgiare una struttura di Soprintendenti e Direttori di Musei che non opponga un fronte del No autoreferenziale, scarsamente sensibile all'esigenza di democratizzare la fruizione dell'arte, mettendola a contatto con il pubblico più ampio, nazionale e internazionale. Condividendo totalmente questa sua aspirazione, e dopo che si è conclusa la vicenda dei Bronzi di Riace con un "No" al loro trasferimento a Milano per l'Expo, mi permetto di offrire a lui e al Consiglio Superiore, in cui sono presenti tanti miei amici e stimati colleghi, un ideale Decalogo «del buon Direttore di Museo », che sappia tenere insieme le ragioni della tutela e quelle di una corretta e dinamica valorizzazione, in sintonia con la filosofia della più ampia condivisione delle informazioni ( Open Data ). 1) Stilare un elenco delle opere il cui prestito è inammissibile per motivi di particolare fragilità o perché «identitarie», in quanto indissolubilmente legate all'identità del Museo 2) Concedere in prestito opere delle proprie raccolte solo se l'ente richiedente e la mostra da esso organizzata offrono piena garanzia di rigore scientifico. L'ente cui viene concesso il prestito dovrà corrispondere come remunerazione solo la presa in carico delle spese d'imballaggio, trasporto e assicurazione. Se è necessario un restauro preventivo, le spese saranno a carico dell'ente richiedente, ma il restauro sarà diretto dal Museo prestatore ed eseguito da restauratori da esso scelti. La durata del prestito non dovrà superare i 6 mesi. 3) Ogni opera esposta del Museo dovrà essere accompagnata da una breve didascalia ben leggibile, contenente tutti di dati essenziali (quanto meno in italiano e in inglese). 4) Ogni sala del Museo in cui sono esposte le raccolte permanenti dovrà essere dotata di pannelli didattici contenenti un testo breve e chiaro (almeno bilingue) che illustri il tema della sala. 5) Ogni sala del Museo in cui sono esposte le raccolte permanenti deve essere dotata di un contenitore con fogli didattici in più lingue contenenti, accanto a piccole foto di ciascuna opera esposta, i suoi dati essenziali e brevi commenti storico-critici (i fogli saranno plastificati se debbono essere rimessi a posto dopo l'uso, ma sarebbe preferibile che non fossero plastificati e messi a disposizione di chi voglia portarseli a casa). Foto e informazioni dovranno essere fornite anche tramite un Q-R Code leggibile da smartphone e tablet . 6) La direzione del Museo dovrà provvedere a una periodica rotazione di parte delle opere esposte, attingendo a quelle conservate nei depositi (saranno escluse dalla rotazione solo le opere più importanti e quelle «identitarie») 7) Il Museo dovrà avere uno o più depositi, attrezzati con griglie scorrevoli e dotati d'impianti di controllo termoigrometrico. I depositi saranno visitabili su prenotazione 8) Oltre alle sale delle esposizioni permanenti, il museo avrà una o più sale adibite a mostre temporanee. La frequenza ideale del calendario espositivo prevede due mostre all'anno: una nella stagione primavera-estate e una nell'autunno-inverno. Le mostre avranno lo scopo di valorizzare e approfondire la conoscenza delle opere permanenti, mettendo al centro una o più opere, eventualmente restaurate per l'occasione, secondo il modello inaugurato dalla National Gallery di Londra con le esposizioni "In focus". Le mostre potranno anche prendere semplicemente spunto dalle opere delle proprie raccolte, per allargare l'orizzonte, con prestiti mirati di opere provenienti da altre collezioni, italiane eo straniere. Va però evitato che lo spunto di partenza risulti, come accade non di rado, del tutto pretestuoso. 9) Ciascuna mostra avrà un catalogo scientifico a prezzo di mercato e, sperabilmente, di dimensioni non disumane. Accanto ad esso, però, dovrà essere disponibile una pubblicazione gratuita o semigratuita molto più agile (in questo caso l'aureo modello è il Petit Journal delle mostre del Grand Palais parigino), con poche foto in bianco e nero e commenti succinti, eventualmente gli stessi che saranno stati apprestati per i pannelli didattici presenti in ogni sala della mostra. 10) «Servizi aggiuntivi»: Bookshop ed eventuale Caffetteria potranno essere gestiti da privati. Nel bookshop, oltre a cartoline, poster, riproduzioni, cataloghi di mostre e merchandising ( rispondente a criteri di qualità sia nel design che nei materiali usati), non potrà mancare un catalogo scientifico di tutte le raccolte del museo. Se non è ancora disponibile, il direttore dovrà pianificarne la redazione in tempi non biblici. Accanto ad esso, che avrà presumibilmente dimensioni e prezzo non modici, dovrà essere apprestato un catalogo più agile ed economico, in cui ogni opera del Museo sarà illustrata con una minuscola foto, accompagnata da schede con i dati essenziali e telegrafici commenti. Questo tipo di documentazione dovrà essere disponibile in formato open data anche sul sito web del Museo e sul portale CulturaItalia del MiBACT.