Il piano paesaggistico agrigentino è da correggere, subito, e a condizione che si tenga conto di una reale concertazione con tutti gli enti e le organizzazioni delle professioni presenti sul territorio della provincia. Bisogna correggere i tanti errori, già individuati, che il piano presenta nel rispetto delle esigenze della tutela e finalità di sviluppo territoriale sostenibile in sintonia con quanto riportato nel codice dei beni culturali e ambientali. Questo in linea di massima quanto è venuto fuori dalle diverse proposte che sono state avanzate e discusse durante l'affollato convegno provinciale che si è svolto ieri pomeriggio all'Hotel Dioscuri di San Leone e che è stato promosso da tutte le organizzazioni degli Ordini e dei Collegi di agronomi, architetti, geologi, geometri, periti agrari e agrotecnici e Ingegneri della provincia di Agrigento. Le relazioni sullo scottante argomento del piano paesaggistico, la cui discussione si trascina ormai da mesi, con incontri e riunioni anche a Palermo presso la Regione Siciliana, sono state tenute dai docenti dell'università di Palermo, i professori Ferdinando Trapani e Giuseppe Trombino, i quali si sono occupati rispettivamente del territorio in transizione, dal disastro alla proposta, e del paesaggio contro l'urbanistica e hanno trovato la piena condivisione dei professionisti agrigentini. I lavori del convegno hanno fatto registrare gli interventi degli onorevoli Moscatt e Di Mauro e Panepinto in rappresentanza dei rispettivi governi, Giuseppe Mazzotta a nome del presidente provinciale Capraro del Wwf, Mimmo Fontana di Legambiente e tutti i rappresentanti degli Ordini e dei collegi delle professioni dell'area tecnica. I responsabili degli Ordini e dei Collegi hanno sottolineato ancora una volta che nel piano paesaggistico provinciale, già redatto e contro il quale già vi sono diversi ricorsi da parte delle amministrazioni locali come quelle di Menfi che ha ottenuto la sospensiva e di Ribera che ha nominato un legale per presentare un ricorso contro il decreto Arta, vi sono prescrizioni in contrasto con l'articolo 143 del D. Lgs n. 422004 che prevede la tutela e le finalità di sviluppo territoriale sostenibile che non sono ad oggi interessate da specifici procedimenti e che invece risultano disciplinate dal piano paesaggistico con delle norme di attuazione che lasciano ampi spazi alla arbitrarietà interpretativa. E' stato auspicato che si debba cercare subito un percorso di confronto con i vari operatori (amministrazioni comunali, SOPRINTENDENZA bb. cc. aa. e portatori di interessi) che consenta la rettifica del piano paesaggistico, con il fine di evitare di ottenere un provvedimento regionale che, pur salvaguardando il territorio, lo mortifica e lo inviluppa nei suoi aspetti di sviluppo economico sostenibile. Il prossimo passo richiesto da Ordini e Collegi è la concertazione con le istituzioni, i professionisti e gli enti presenti sul territorio. ENZO MINIO 11102014