PIOMBINO Eccolo uno dei famosi mosaici di Vignale. Una quarantina di metri quadrati che lo rendono il più grande dell'epoca - I a.C. oltre il V d.C. - della Toscana (e probabilmente di tutta l'Italia centrale...). Ad accogliere i visitatori insieme all'assessore alla cultura di Piombino Paola Pellegrini come sempre fanno coi molti curiosi che si fermano lungo la Vecchia Aurelia sui resti della "mansio" romana di Riotorto Enrico Zanini e Elisabetta Giorgi (dipartimento di scienze storiche e dei beni culturali dell'Università di Siena) qui fin dal 2003. Da allora gli scavi "vivono" a contatto con la comunità locale, col mondo della scuola. Il mosaico appena ritrovato rappresenta una svolta. «Tutto nasce ricorda Zanini dalle memorie del novantenne Lino Tani, voce narrante di storie vignalesi che si ricordava, in questa zona, un gabbiotto degli attrezzi, un capanno grande dove narrava esserci pareti e pavimento con tracce di mosaici coperti da lastre di galestro. Quando siamo arrivati, nel 2003, abbiamo fissato il nostro punto zero proprio qui, vicino al più recente muro grigio sulla strada. Ogni anno abbiamo sondato la zona, alla ricerca del "gabbiotto". Ma non era un mito, grazie a immagini della Raf, scattate nel 1944, l'abbiamo individuato». Importantissimo dal punto di vista storico, cambio di passo per il progetto Vignale. «Trovandolo dopo tante stagioni di scavo sottolinea Zanini riusciamo a comprenderlo e datarlo, si comincia nel I secolo fino ad oltre il V». Chi il mosaico l'ha visto è fortunato perché è già stato ricoperto. Si studierà se sia possibile renderlo visibile in sito oppure "traslocarlo" al museo archeologico del territorio di Populonia. Cecilia Cecchi