TIVOLI - Scendono all'ingresso antico della Villa, ricevuti dal sindaco e da Giulia Maria Crespi, che presiede il Fai; dall'alto, danno un'occhiata al Parco; poi, si dirigono ai templi, dove è la reception, e prevista la cerimonia della riapertura. Lui, rifiuta l'automobile: mezzo chilometro di "bagno di folla" tra bambini accarezzati, scappellamenti di anziani, strette di mano e sorrisi. Lei, chiede di fermarsi alla bottega d'un artigiano, un intagliatore in legno: chiacchiere, reciproci complimenti, il dono d'un Dìo Tevere scavato in un ulivo; altra sosta al ristorante che guarda proprio sul precipizio, «quante volte ci abbiamo mangiato nei fine settimana, quando eravamo più giovani e venivamo con i bambini»: per i coniugi Ciampi è una bella giornata, quella che segna il ritorno di Villa Gregoriana. Giuseppe Proietti, archeologo, cittadino di Tivoli, direttore d'un dipartimento del ministero dei Beni culturali, spiega che «il luogo, tra Sette e Ottocento è forse il più riprodotto, nelle incisioni di tutto il mondo»; e il Capo dello Stato apprezza. Il presidente di Unicredit, che ha finanziato l'operazione, parla del «ruolo sociale dell'impresa»; e il Presidente della Repubblica annuisce. La signora Crespi si dice felice perché il silenzio-assenso, per quanto riguarda le grandi opere e i beni culturali, è stato cancellato; e Carlo Azeglio Ciampi le dedica un evidente sorriso. Poi, al momento di dichiarare chiusa la cerimonia, e vedere un parco senza eguali al mondo, il Presidente compie uno strappo al protocollo. Vuole parlare, e sorprende perfino chi l'accompagna. Rende omaggio al Fai, a chi ha realizzato la riapertura; e poi spiega «un segreto: lo predico sempre, da sei anni; occorre coesione tra tutte le istituzioni, e le forze vive della Nazione; la Regione ha aiutato questo intervento: e ora continuerà, dopo aver cambiato di segno politico». E ancora: «Il patrimonio culturale italiano è unico al mondo; è la nostra forza; in questo, nessuno ci supera. Mantenerlo integro è un diritto dovere». Così manda un paio di chiari messaggi: a chi propone silenziassensi, o riduce la tutela dei beni culturali; e a chi, nel mondo variegato dei politici, continua sempre a voler litigare. Poi, scortato dai ministri Lunardi e Buttiglione, da Marco Magnifico, amministratore delegato del Fai, da molti degli invitati (Romiti, Baratta, Ripa di Meana,il direttore del Demanio Elisabetta Spitz, Paolo Marzotto), va dove ci si affaccia sulla cascata di cento metri, voluta da Gregorio XVI; e dove Monica Stocchino, la direttrice dei lavori, ha ordinato tante foto: di come il sito era, e come è tornato ad essere. La signora Crespi spiega che, per ripulire, dei rocciatori si sono appesi alle pareti con le funi; che ora manca solo un ultimo sentiero, e percorso, da riaprire; che dei tempi napoleonici, sono rimasti ancora sette alberi, e cinque del periodo di Papa Gregorio: in tutto, censite ben 3.200 specie di piante, e 1.500 collocate ex novo, qui sono venuti tutti i maggiori regnanti e intellettuali, dal Sette al Novecento: tante lapidi li onorano, ed una celebra ora la visita di Ciampi e la «seconda riapertura» del luogo. Si continua al teatro della città: la signora Crespi ricorda che «le soprintendenze non hanno uomini, né mezzi»; e il ministro Buttiglione afferma che «nei beni culturali è l'autocoscienza della nostra Nazione», ma «è necessario che essi vengano fruiti meglio; spiegati e capiti di più».