Catania. «Non è stata una scelta politica, né un giudizio condizionato da ragionamenti territoriali o dialettiche nord-sud. Ma un verdetto di natura esclusivamente tecnica: i Bronzi di Riace non possono andare all'Expo 2015». C'è anche un bel po' di Sicilia nel "gran rifiuto" della commissione di esperti nominata dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, all'ipotesi di trasportare le due statue dal museo ARCHEOLOGICo di Reggio Calabria all'evento previsto il prossimo anno a Milano. Uno dei sette componenti della commissione di studio, presieduta da Giuliano Volpe, è infatti Daniele Malfitana, direttore dell'Iban (Istituto per i beni archeologici e monumentali) del Cnr che ha il "cuore" amministativo e scientifico a Catania. Vittorio Sgarbi vi accusa di aver agito «sul piano politico e non tecnico» e di aver defraudato prima di tutto la Calabria, che - con 5 milioni di visitatori a 10 euro a biglietto - avrebbe guadagnato 50 milioni datta trasferta milanese dei Bronzi. Dice addirittura che voi sette esperti andreste denunciati alla Corte dei Conti... «Non voglio entrare nella polemica particolare, né tantomeno alimentarla ulteriormente. Mi limito soltanto a ribadire che il lavoro della commissione di studio per verificare la trasportabilità delle statue è stato caratterizzato da elementi esclusivamente tecnici. Abbiamo valutato con attenzione lo stato di salute delle opere, dal loro ritrovamento nel 1972 fino a oggi, incrociando questi elementi con le ipotesi di spostamento in base alle più moderne tecniche di trasporto. E il risultato finale, raggiunto all'unanimità, è stato chiaro e univoco». Ma qual è stata la ragione che ha pesato di più su questo responso? «Non c'è un motivo più significativo di altri. È un insieme di fattori: la presenza di numerose micro-fessure, la fragilità che ha assunto il bronzo a causa dell'asportazione della terra di fusione che ha indebolito la struttura. Un'asportazione che è stata necessaria per eliminare i cloruri, ma che ha causato un indebolimento della struttura e una maggiore facilità di formazione di fenomeni di umidità di condensazione e quindi di una maggiore suscettibilità ad attacchi corrosivi. Ma c'è un altro aspetto che è legato allo stato di conservazione delle statue: l'eccesso di restauro, un argomento sul quale bisognerebbe aprire un dibattito scientifico ben più ampio e approfondito al di là del singolo caso in questione. È come una dermatite per eccesso di sapone, laddove si deve ridurre il numero e l'intensità dei lavaggi». Tutti problemi che non possono essere superati nemmeno con le più moderne tecniche di trasporto? «Un'altra importante parte del nostro lavoro è stata rappresentata dall'aggiornamento su tutti i sistemi e le tecniche di trasporto. Un punto di riferimento è stato il recente trasporto della statua di Augusto di Prima Porta, prima alle Scuderie del Quirinale e in un secondo momento a Parigi. In entrambi i casi l'operazione s'è conclusa con un esito decisamente positivo. Abbiamo parlato di una tecnica "quasi perfetta", perché grazie a sagomatura, base antisismica e altri accorgimenti di sicurezza, il tasso di rischio si riduce a percentuali infinitesimali. Nonostante nessun tipo di tecnica può scongiurare gli imprevisti, come ad esempio nel caso degli Ori di Taranto, illustrato dal professor Mario Michieli in un'audizione, in cui una movimentazione pressoché perfetta ha avuto un finale a sorpresa: una cassa è scivolata da un cargo dell'aereo... » Se si dovessero però contemplare anche questi incidenti nessuna opera si sposterebbe di un millimetro... «Ma in questo contesto torniamo allo stato di salute dei Bronzi di Riace come elemento discriminante: una cosa è spostare una statua di marmo policromo del peso di una tonnellata, come nel caso dell'Augusto, un'altra cosa è dare un giudizio sulla trasportabilità dei Bronzi di Riace, che - a parità di tecniche di trasporto applicabili - presenta molte più criticità, delle quali ho già parlato». Eppure le tre pagine di relazioni contemplano anche alcuni passaggi "politici". Li possiamo chiamare una sorta di lista della spesa per Franceschini? «Sono temi di riflessione, che partono dal caso in questione allargandosi alla politica culturale dei prestiti e degli spostamenti. Un altro elemento carente nella proposta dell'Expo, al di là del polverone politico sollevato da Sgarbi, è l'assoluta mancanza di un progetto scientifico e culturale alla base della richiesta di prestito. Il che, assieme allo stato di salute delle opere e alle tecniche di trasporto da adottare, è l'altro elemento fondamentale. Insomma: i rischi di un'operazione del genere vale la pena di affrontarli se la destinazione assicura standard di prestigio e di qualità scientifico-culturale. Per questo motivo, oltre ad auspicare l'adozione di linee-guida per i trasferimenti di opere d'arte e l definizione da parte di ogni museo di una lista di pere di particolare rilievo, abbiamo chiesto al ministro di evitare tassativamente i prestiti per operazione di scarsa qualità scientifica». Un dibattito che andrebbe aperto anche in Sicilia. Che, grazie all'Autonomia, ha una sua "black list" di tesori intoccabili. O quasi: visto che c'è un tariffario... «Il tema non è la lista nera e nemmeno il tariffario. La questione è piuttosto la presenza di criteri scientifici alla base delle scelte, che francamente in Sicilia non sempre sono al centro delle politiche culturali. Il discorso arriva sempre agli stessi punti: valutazione dello stato di conservazione e della qualità del progetto scientifico. Altrimenti tutto si riduce alla mania di scambio, anche fra prestigiose istituzioni, dove però l'arte diventa ostaggio di un sistema non scientifico. E quindi incontrollabile, potenzialmente dannoso». twitter: MarioBarresi 10102014