ROMA - I Beni culturali sono l'autocoscienza dell'Italia e dell'Europa. Rocco Buttiglione, ministro dei Beni culturali, traccia a Tivoli, in occasione della cerimonia dell'inaugurazione per il restauro di Villa Gregoriana, le linee guida del suo mandato. Annuncia innanzitutto una battaglia per ottenere maggiori finanziamenti e richiama ad una "imprenditoria innovativa e socialmente responsabile" con la quale collaborare. Poi dice che sogna un museo che non è un posto dove ci si annoi, ma dove ci si diverte a capire. Cita Piatone e ricorda che "il bello è l'inizio del percorso verso la verità". Per descrivere Villa Gregoriana cita Kant, il bello, il sublime e l'orrido; cita il Goethe delle "Affinità elettive". Annuncia che come il suo predecessore, Urbani, intende affidare ad enti pubblici e privati la gestione di importanti aspetti del nostro patrimonio e polemizza con quanti considerano questa attività un modo per "dismettere parti del patrimonio culturale". Quindi annuncia una riforma legislativa in cui il "silenzio-assenso" non vale per i beni culturali. Dice inoltre che c'è bisogno di una "archeologia preventiva", vale a dire che prima di cominciare a scavare alla ricerca di reperti archeologici bisogna sapere che cosa c'è sotto per evitare che le sovrintendenze blocchino i lavori ai primi ritrovamenti. Intanto, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è in vigore la revisione dell'intesa tra Stato e Chiesa stipulata nel 1996 in attuazione della ratifica ed esecuzione delle modifiche previste nel 1985 al Concordato lateranense. La riforma del Titolo V della Costituzione e l'emanazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio hanno reso necessario tale aggiornamento, dato che l'intesa del 1996 non rispondeva più ai mutati assetti istituzionali nel rapporto tra Stato e Regioni. "Questo atto - secondo Buttiglione - si inserisce nella visione generale che guida l'intesa per la quale lo Stato riconosce il contributo positivo di valori e di solidarietà che la Chiesa cattolica porta alla nazione italiana e collabora lealmente con essa per il bene comune degli italiani". Il Ministero per i beni e le attività culturali e la Conferenza episcopale italiana hanno quindi predisposto uno schema di intesa, approvato il 3 agosto 2004 dal Consiglio dei Ministri. Le parti hanno concordato l'accettazione incondizionata della legislazione italiana in materia di beni culturali come presupposto delle disposizioni di modifica, che riguardano quindi essenzialmente le procedure. La finalità è il coinvolgimento delle autorità ecclesiastiche nell'individuazione delle forme e dei modi con cui soddisfare, in modo confacente alla dignità delle esigenze di culto, le insopprimibili esigenze di tutela dei beni del patrimonio culturale religioso di proprietà ecclesiastica. In primo luogo le modifiche aggiornano, alla luce del nuovo assetto organizzativo del Ministero, il quadro degli organi dell'Amministrazione statale che operano nella tutela dei beni culturali del patrimonio ecclesiastico. Si individuano tre livelli di competenza: 1. locale, che vede protagonisti i Soprintendenti e i vescovi diocesani; 2. regionale, i cui attori sono il Direttore regionale e il Presidente della Conferenza episcopale regionale; 3. centrale, che coinvolge il Ministro, tramite i Capi dipartimento e i Direttori generali, e il Presidente della Cei e le persone da lui designate. Il livello centrale, oltre a fornire indirizzi e direttive per l'operatività dell'intesa sul territorio, è anche livello di ultima istanza qualora gli accordi operativi non si raggiungano in sede regionale e locale ovvero la loro conclusione richieda la soluzione preventiva di rilevanti questioni di principio. La nuova intesa, inoltre, si caratterizza per la maggiore chiarezza e il più elevato grado di dettaglio nelle disposizioni relative alle procedure per i singoli aspetti delle attività di tutela e di fruizione dei beni religiosi del patrimonio culturale ecclesiastico, Si individuano le forme rigorosamente collaborative per la salvaguardia delle esigenze di culto, lo svolgimento delle attività di conservazione e catalogazione, nonché di quelle necessarie a garantire la sicurezza e la fruizione del patrimonio culturale ecclesiastico.