CHI scrive all'epoca curò il vincolo della libreria Guida, espressamente riferito alle attività che vi si erano svolte e vi si svolgevano (la famosa "saletta rossa", frequentata da Ungaretti, Moravia, Pasolini). Non è servito. Recentemente, con l'associazione Docomomo Italia per la tutela dell'architettura moderna, abbiamo offerto la disponibilità a collaborare al censimento dei cinema storici. Ma che efficacia avranno i nuovi decreti? A partire dagli anni '80, quando tentò di vincolare alcune librerie storiche romane, il ministero subì brucianti sconfitte giurisdizionali a seguito dei ricorsi. I casi di vincolo incentrati sull'attività sono rarissimi. Ad esempio, quello che nel 1983 fu apposto sulla fiaschetteria "Da Cesaretto" a Roma, frequentata da Fellini, Guttuso, Flaiano, De Chirico, o, più di recente, appunto la libreria Guida. Ma quando, negli anni '90, la Soprintendenza napoletana tentò di vincolare alcuni negozi storici di Gay Odin anche per l'attività, oppure la libreria Treves in via Toledo, le iniziative furono bloccate sul nascere. In realtà, ciò che i due decreti del ministro prevedono è già nella legge di tutela che, comunque, è rivolta alle cose, più che all'uso che se ne fa, anche perché è impossibile vincolare il mercato. Lo si può, in certi casi, orientare. Certo, l'individuazione di due attività, cinema e librerie, a certe condizioni suscettibili di tutela, farebbe pensare a una più ampia presa di coscienza rispetto all'episodicità dei singoli casi. Ma, allora, perché non considerare anche i bar storici? E le antiche farmacie? E i ristoranti? E le vinerie? E i teatri? È evidente che non si può tener viva l'identità collettiva con una sommatoria di vincoli passivi riferiti a categorie autonome individuate in astratto. Se l'interlocutore è il mercato, cerchiamo di rispondere su un piano pertinente, guardando al sito piuttosto che al monumento isolato. Portando, cioè, la tutela alla dimensione urbanistica, in cui entrerebbe anche la regolamentazione merceologica da parte dei Comuni, introdotta con la legge 8321986 che tutelava le aree e le tradizioni locali contemplando ben 14 settori merceologici, purtroppo abolita nel '98 riducendoli a 2: alimentari e non alimentari. Oppure pensiamo ai disegni di legge del 30 luglio 1984 e del 18 luglio 1997 (ministro Veltroni). Quest'ultimo dedicava un apposito capitolo ai "locali luogo di tradizionali attività" considerati, però, nel più ampio contesto dei centri storici. Ma gli interessi politici locali hanno sempre bloccato questi disegni di legge che li avrebbero espropriati della propria autonomia. Conclusione: per tutelare, si deve capire a quale dimensione operare, per non rischiare di fare buchi nell'acqua creando aspettative illusorie.