SECONDO IL DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA DELL'UNIVERSITÀ DI FIRENZE BISOGNA SENTIRE LE COMUNITÀ LA CARTA, infatti, presupponendo che il paesaggio sia l'esito dell'azione di fattori naturali e umani e della loro interrelazione culturale, individua un ruolo fondamentale negli attori che agiscono sui territori, affidando alla partecipazione degli abitanti, delle istituzioni e delle varie categorie sociali, economiche e culturali dei luoghi l'individuazione e valutazione dei paesaggi e la definizione degli obiettivi di qualità paesaggistica, caratterizzandone la dimensione soggettiva, relazionale, dinamica. In una società in continuo cambiamento le politiche pubbliche solo conservative, sganciate da progetti di futuro condiviso e possibile, sono deboli e, forse, anche effimere, in particolare se affidano la tutela solo a normazioni e vincoli "statici" o legati a modelli di riferimento estetici o ecologici da sovraordinare ai processi economici e sociali e alle comunità locali. Questo è il nodo del piano paesaggistico che aveva, e continua ad avere, davanti a sé non tanto la Regione Toscana, la sua Giunta e il suo Consiglio, quanto l'intera società toscana. La vera sfida culturale, scientifica e tecnica che abbiamo di fronte è integrare la dimensione del paesaggio nelle politiche di sviluppo economico, di pianificazione del territorio e urbanistiche, fino a quelle del progetto architettonico e delle opere pubbliche in genere, e in quelle a carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico, a tutti i livelli del governo locale. Il dibattito che è sorto negli ultimi mesi temo che indichi che questo nodo il Consiglio Regionale non lo ha colto. Ma il nodo andava affrontato, e dovrà essere risolto, partendo dal basso, dalle comunità degli abitanti, dalle loro rappresentanze ed organizzazioni, dai professionisti e dagli esperti, costruendo un processo di responsabilità e partecipazione, di conoscenza condivisa, di appropriazione dei caratteri e dei valori, nei luoghi e nelle comunità, sostenendone le capacità di progettazione e di governo, anche delle strategie di vincolo e di protezione. Propriocomeciinvitaafarela Car-ta Europea del Paesaggio, sottoscritta a Firenze nel 2000 e recepita nel nostro ordinamento dalla legge n. 14 del 2006. Il lavoro conoscitivo svolto è utile e necessario, ma ora è doveroso fermarsi, annullando l'adozione del Piano, per dare la parola, l'iniziativa e la responsabilità alle comunità perché il Piano paesaggistico nasca secondo i principi della Carta Europea del paesaggio e ancor più della Convenzione Unesco per la Salvaguardia del patri-monio culturale immateriale, ratificata dall'Italia nel 2007. È utile insomma un giusto coraggio politico, una nuova visione culturale, una determinazione di governo e una disponibilità di risorse perché si avvii una nuova fase centrata sulla partecipazione e progettazione responsabile delle comunità locali. L'autore è direttore del Dipartimento di Architettura dell'Università di Firenze
Fermate il Piano paesaggistico, la parola ai toscani
Il direttore del Dipartimento di Architettura dell'Università di Firenze sostiene che il piano paesaggistico della Regione Toscana debba essere rivisto e che la partecipazione delle comunità locali sia fondamentale per la sua definizione. Secondo l'autore, le politiche pubbliche debbono essere più dinamiche e basate sulla condivisione di progetti di futuro, piuttosto che su normazioni statiche. Il piano paesaggistico dovrebbe essere integrato nelle politiche di sviluppo economico, pianificazione del territorio e urbanistica, e in quelle a carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico.
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