Continua il viaggio de La Stampa tra scritte, graffiti e lucchetti: partito dal Colosseo oggi ci riconduce a Venezia, "gioiello tra i gioielli" del Veneto, per un'altra puntata di "Più selfie e meno autografi" (piùselfiemenoautografi). Perché il nostro non è un Paese come un altro: da nord a sud l'arte racconta la storia, e le opere frutto dell'ingegno umano mostrano cultura, bellezza e grandezza inimitabili dell'Italia (e molto invidiate). Eppure, quei luoghi meta di turisti che forse hanno sorvolato oceani per ammirarli, non sempre sono trattati come meritano. Ci addentriamo nelle oscure segrete del Palazzo Ducale, tra gli stretti e umidi corridoi e cunicoli delle prigioni, parte dei famosi Piombi di cui fu "ospite" anche Casanova, fino ad arrivare a quel ponte dei Sospiri che piace tanto ai fidanzatini. Niente di romantico, a dire il vero: i sospiri erano quelli dei condannati, consci che lasciato alle spalle quel ponte, avrebbero perso anche la libertà. La magnificenza di Venezia, infatti, è grande tanto quanto la crudeltà delle sue prigioni all'epoca dei Dogi fu disumana. Tanto per capirci, il carcere come lo intendiamo oggi è una spa in confronto: l'alta marea costringeva i detenuti nella parte più bassa del Palazzo a vivere con l'acqua ben oltre alle ginocchia; non proprio una bella vita, considerando che durante l'inverno spesso la temperatura è attorno lo zero, se non sotto. Nei Piombi, nel sottotetto, si soffriva invece un caldo infernale, insopportabile nell'estate umida di queste zone. È difficile che il turista impaziente di lasciare il proprio marchio nei Piombi ci riesca: a Palazzo Ducale, nelle prigioni e segrete, ci sono solo visite guidate, in gruppi contenuti e con guide attente. Eppure, qualche piccolo autografo c'è. Giusto per dire "Casanova c'è stato, e ci sono stato anch'io", deve aver pensato chi ha lasciato la sua impronta. Di autografi con tanto di nome e cognome e data di nascita, ce ne sono più di quanto serva proprio nelle prigioni a piano terra. Lì, il turista è libero di sgattaiolare indisturbato tra i cunicoli di pietra. Più si procede verso il Ponte dei Sospiri, più frequenti sono le firme. La volta dei corridoi è costellata da autografi. Sarebbe divertente spedire una bella cartolina con il conto da pagare agli assennati turisti che hanno lasciato le proprie generalità: la città di Venezia ne avrebbe tutto il diritto, e chissà che la prossima Amministrazione data l'odierna situazione di commissariamento davvero non lo faccia. Meglio "fissare i momenti felici" con un bel selfie: civile, rispettoso, e più cool. Isn't it?
VENEZIA-Venezia tra scritte, graffiti e lucchetti d'amore. Quei turisti che sfregiano il gioiellino d'Italia
La Stampa esplora le oscure segrete del Palazzo Ducale e delle prigioni di Venezia, mostrando la crudeltà delle condizioni di vita dei detenuti nel passato. I Piombi, sottotetto del Palazzo, erano un luogo di sofferenza, con temperature estreme e umidità. Le visite guidate sono controllate e con guide attente, ma alcuni turisti lasciano autografi con nome e cognome. La città di Venezia ne avrebbe tutto il diritto, ma meglio "fissare i momenti felici" con un bel selfie, rispettoso e civile. La magnificenza di Venezia è grande, ma la crudeltà delle sue prigioni è disumana. Il carcere come lo intendiamo oggi è una spa in confronto.
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