CHIETI. Gli anni passano, ma quella del completamento del Parco archeologico sembra essere sempre più una strada della quale non si intravede la fine. Termine dei lavori alle Terme romane rimandati ancora una volta, restauro del teatro lasciato a metà, anfiteatro della Civitella cantiere infinito. Che cosa sta accadendo alla soprintendenza ai beni archeologici? Alla base dei tanti problemi sempre lo stesso motivo: mancano i soldi. Ma le sfaccettature sono molte. «Da circa due anni non ci sono più fondi, nemmeno per le manutenzioni», spiega l'architetto Claudio Finarelli, funzionario della sovrintendenza. «Basti pensare che siamo impossibilitati a cambiare perfino le lampade usurate dei proiettori del museo della Civitella. L'unica novità è che siamo riusciti a reperire qualche fondo almeno per una minima sistemazione dell'ingresso dell'anfiteatro da via Ravizza e per il completamento delle gradinate. Speriamo di farcela in tempo perché il comando regionale dell'Arma ci ha richiesto l'anfiteatro per la festa del 5 giugno». In pratica il progetto dell'area della Civitella, cominciato 13 anni fa, con una spesa di 30 miliardi delle vecchie lire, è rimasto monco a un soffio dalla conclusione, dopo che è stato completato l'80 «Esatto. Qui ci vorrebbe un impegno forte delle istituzioni e della stessa soprintendenza perché venga rispettato il concetto che prima di assegnare fondi per nuove realizzazioni, andrebbero completate le opere iniziate. Questo, a quanto pare, per la Civitella non vale». Ma visto che la soprintendenza non ha più fondi pro-pri, questi soldi da dove dovrebbero arrivare? «Dove esistono degli accordi di programma, arrivano fondi regionali. Ma lo stanziamento regionale per i beni culturali relativo al triennio 2005-07, di 32 milioni di euro, è stato fatto con ripartizioni territoriali assurde, che definirei politico-elettorali, che ci destinano pochissimo. Sono impegni fatti secondo una finta logica. Assegnazioni a zone dove ci sono parchi archeologici, presidi di architettura militare, religiosa e centri fortificati. Ma sicuramente è stato disatteso l'impegno a concludere progetti iniziati e lasciati a metà, come quello della Civitella. La programmazione sui beni culturali è una cosa troppo importante per poter essere gestita in questo modo e dovrebbe essere ben più oculata». Il criterio delle elargizioni a pioggia sembra sbagliato. «Certo. Prendiamo ad esempio la Campania che con un meccanismo simile al nostro ha avuto dai fondi Cipe un finanziamento circa triplo rispetto all'Abruzzo. Ebbene lì si è deciso di concentrare i fondi sui siti più importanti, da Pompei ai Campi Flegrei alla Reggia di Caserta, intuendo che dare poco a tutti non sarebbe servito a niente. In Campania gli interventi si sono concentrati su 60 siti, da noi con un terzo della cifra si sono elargiti fondi a 126 siti. Sono numeri che si commentano da soli». Come in poche altre parti d'Italia il completamento del progetto Parco archeologico è strettamente legato allo sviluppo turistico ed economico di una città. «Gli studi di settore della Banca d'Italia hanmp dimostrato che negli ultimi anni le uniche cose che hanno fatto muovere l'economia a Chieti sono state l'anfiteatro e lo Stellario col tutto il suo indotto. Qualcuno dovrebbe rifletterci...». Ha senso mantenere incompiuto un simile serbatoio economico ad un soffio dal suo completamento?