Ancora difficile stabilire se la prima cavità scoperta sia l'imbocco di un ipogeo o un ingrottamento A "Terravecchia", per citare i tecnici, si "arranca tra le macerie". E tra di esse, aggiungiamo noi, spuntano piccoli e grandi tesori e piccoli e grandi pericoli. Nel vasto cantiere realizzato in una delle zone più antiche del nostro centro storico, infatti, si procede "a vista" di giorno in giorno, realizzando scoperte che rendono più "difficile" la vita a chi sta conducendo i lavori ma migliorano anche la nostra conoscenza di quell'area. Sono tante le novità rese pubbliche grazie al sopralluogo consentito ieri mattina dall'atto ispettivo proposto dal consigliere comunale Giuseppe Di Rosa, che ha aperto l'area oggetto dei lavori della "parte pubblica" ad una delegazione di giornalisti e cittadini. Una iniziativa voluta in primis per chiarire la natura della struttura sotterranea venuta alla luce nei giorni scorsi che in molti sospettano essere un ipogeo mentre altri ipotizzino si tratti solo di un "ingrottamento" utilizzato fino agli anni 50-60 come magazzino, o, sostanzialmente, entrambe le cose. La chiarezza auspicata, però, al momento non è stata possibile, in quanto la rimozione delle macerie ha riguardato solo i primi sei, sette metri della cavità e dovrà tra l'altro essere interrotta una volta che si arriverà al confine dell'area di cantiere. Spetterà, in questo caso, alla SOpRINTENDENZA continuare gli scavi e verificare se le ipotesi che lo individuerebbero come l'imbocco dell'Ipogeo dell'Acqua amara sono corrette. Ciò che è emerso dagli scavi nell'intera area, comunque, è già di per sé abbastanza interessante e contemporaneamente preoccupante. La zona oggetto degli intensi lavori di sbancamento, man mano sta apparendo sempre più ricca di locali sotterranei, pozzi e cisterne a "campana". Una situazione in continua evoluzione che ha costretto i tecnici a redarre planimetrie "provvisorie" (tra le quali quella trasferita giusto ieri alla SOpRINTENDENZA ai Beni culturali di Agrigento, che nei prossimi giorni dovrà indicare i punti in cui effettuare i saggi archeologici, anche se l'ente starebbe comunque lavorando insieme al Comune e alla ditta da diverso tempo intervenendo, come nel caso dell'ipogeo-cantina, per consulenza e controllo) ma che costringerà anche, hanno affermato ai presenti, a pesanti modifiche al progetto definitivo sia sul fronte dei materiali utilizzati. Parrebbe - ma si tratta sempre di rassicurazioni verbali - che sia definitivamente tramontata l'ipotesi dell'utilizzo di cemento armato, che dovrebbe essere sostituito dalla semplice muratura. Si è anche detto di voler utilizzare parte del materiale recuperato dai lavori di sgombero dell'area, anche se, oggettivamente, le pietre mostrateci erano troppo poche per poter consentire la costruzione di qualsivoglia edificio. Tutta l'idea progettuale di "Terravecchia" andrà quindi rivista profondamente, dato che molte delle opere venute alla luce (oltre ad archi, aggrottamenti e pozzi va ricordata la chiesa di San Giovanni di Dio) non potranno - fortunatamente - essere distrutti ma andranno anzi recuperati e armonizzati con le strutture in costruzione. Gli scavi, tra l'altro (paradossalmente i primi di questo tipo in centro storico) hanno rivelato la concretezza delle preoccupazioni avanzate in questi anni rispetto alla ricchezza e insieme della potenziale fragilità di quell'area da comitati civici e studiosi, come Lillo Micciché. Da loro, adesso, giunge ancora con più forza la richiesta che le ruspe si fermino e con esse ogni progetto di intervento su "Terravecchia". "Ben venga ogni opera di riqualificazione e miglioramento - è invece il commento del consigliere Giuseppe Di Rosa -, che non deve però in alcun modo prescindere dallo studio, dal monitoraggio e dal controllo degli enti preposti". Gioacchino Schicchi