ASFALTO. Astaldi e Impregilo vincono al ribasso chiedendo 790 milioni, poi i costi però salgono a oltre 1,2 miliardi Per una volta l'Anas aveva preparato un progetto preliminare come si deve per un pezzo della interminabile statale Jonica tra la Calabria e la Puglia, il megalotto 3, 40 chilometri per unire Sibari, Trebisacce e Roseto-Capo Spulico. Il costo indicato come base d'asta era alto, quasi 1 miliardo di euro, ma non lunare per un percorso accidentato, tutto colline e terrazzamenti affacciati sul mare. Sottoposto agli amministratori dei comuni toccati, alle popolazioni interessate e agli ambientalisti, il tracciato era stato accolto bene. Anche i ministeri, il Consiglio superiore dei lavori pubblici e il Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, avevano dato il loro assenso. Forti di questo inconsueto unanimismo avevano indetto la gara, vinta con un forte ribasso (790 milioni) dai giganti delle costruzioni nazionali, Astaldi a cui era stato affidato il 60 per cento dei lavori e Impregilo (40 per cento), riuniti in un'associazione di imprese chiamata Sirjo. Tutto sembrava procedere per il verso giusto e il tratto in questione si stava candidando a diventare la gradevole eccezione di una grande opera stradale Anas finora condotta a rilento, tra mille polemiche e intoppi. Per un altro tratto della stessa statale Jonica, quello tra Squillace e Simeri Crichi, di nuovo affidato ad Astaldi, il presidente dell'azienda pubblica delle strade e tutto il vertice dell'Anas sono stati condannati dalla Corte dei conti a pagare circa 40 milioni di euro allo Stato a titolo di risarcimento per il danno arrecato all'erario. L'incantesimo, però, è durato poco. Come se niente fosse l'Anas ha buttato il suo progetto modello e ha incaricato Astaldi di farne uno nuovo ricorrendo a una procedura formalmente legale e consueta, ma discutibile. Discutibile perché l'Anas ha una sua costosa direzione per la progettazione stradale, con numerosi professionisti e un capo, Ugo Dibernardo, pagato circa 240 mila euro l'anno, grosso modo quanto lo stesso presidente Ciucci. E non si capisce quindi perché l'azienda delle strade in corso d'opera si rifaccia rifare i progetti dalle ditte vincitrici degli appalti. La procedura adottata è però usata spesso dall'Anas nonostante sia la causa principale degli aumenti spropositati dei costi. E' successo, per esempio, anche sul complicato lotto VI della Salerno Reggio-Calabria, spezzato in due e riorganizzato per venire incontro alle esigenze delle imprese. Le motivazioni per il cambio di progetto sulla statale Jonica appaiono nebulose. I portavoce Astaldi si limitano a dire di aver genericamente ricevuto dall'Anas un un invito ad «implementare» il piano originale. L'Anas, in una nota ufficiale al Fatto, parla di "importanti criticità di natura geologica (atmosfere esplosive, scadenti caratteristiche geotecniche e ambienti aggressivi per le opere in sotterraneo)" che sarebbero emerse a progettazione preliminare avvenuta. Le spiegazioni non ufficiali sostengono che dopo essersi aggiudicate la gara con un grosso ribasso, ora Astaldi e Impregilo intendano rifarsi. Con il progetto definitivo il megalotto 3 costa oltre un terzo più di prima: 1 miliardo e 214 milioni di euro, 424 milioni più caro rispetto ai 790 milioni con cui Astaldi-Impregilo si erano aggiudicate la gara. Soprattutto nei 15 chilometri tra Trebisacce e Roseto-Capo Spulico il nuovo tracciato è completamente diverso dal precedente, fatto scorrere a una quarantina di metri più in alto, con meno gallerie naturali attraversate e molti più viadotti e di lunghezza maggiore. Ermete Realacci, deputato Pd, ambientalista storico e a lungo presidente di Legambiente, ha elencato in una interrogazione i tanti peggioramenti. Arrivando a una conclusione sconfortante: "L'impatto del nuovo progetto è devastante, il paesaggio compromesso definitivamente". In compenso l'Anas, cioè gli italiani, dovranno pagare molto di più.