Dalla maturità, preparata alla Nazionale di Roma, al Kindle. Il testo inedito di Luciana Castellina per il BiblioPride Fra i più bei ricordi della mia vita c'è il tempo trascorso alla Biblioteca nazionale a Roma nel giugno-luglio 1947. Preparavo la licenza liceale, allora forse più dura di oggi. La lunga vigilia della "maturità" era dunque per tutti un periodo in cui ci si ritirava dal mondo per studiare. Scoprii per caso l'esistenza della Biblioteca nazionale, che allora era in un palazzo magnifico che conteneva anche il Museo Pigorini ed era proprio dietro piazza del Collegio Romano. Adesso da decenni è stata trasferita in un grande edificio moderno, nei pressi della "Sapienza"e in quel luogo per me rimasto mitico è stato collocato l'assai più prosaico Ministero dei beni culturali. Erano così attraenti, silenziose e immerse nei libri quelle aule che decisi di andare a studiare lì anziché restare a casa perché ci si concentrava meglio. E poi, verso sera, dai finestroni arrivavano ad accompagnarci le note dei concerti d'organo che suonava, proprio in quella stagione, il grande organista Germani nella attigua chiesa di Sant'Ignazio. Ma in quelle sale non trovai solo il miglior luogo per studiare, scoprii qualcosa di assai più importante: cosa è la filosofia. Che si capisce e affascina solo se si leggono gli scritti dei filosofi, non gli scarni brani che compaiono nei testi scolastici dove si studia la loro storia ma mai veramente cosa intendevano dire. Ed è solo se si mette piede in una biblioteca che questa preziosa scoperta è possibile, perché bisogna trovarsi a disposizione una quantità di volumi di autori di cui hai saputo qualcosa e però non hai mai approfondito e ti viene la curiosità di capire. Non si va infatti in libreria a chiedere dei filosofi, così come non si va in libreria per chiedere di autori di cui a mala pena conosci l'esistenza e devi invece vedere nel catalogo di una biblioteca i loro nomi perché ti venga la voglia di leggere. Confesso che una volta trovati questi testi la mia preparazione alla maturità si sbilanciò pericolosamente da una parte e infatti a tal punto fui presa dalla filosofi che all'esame ebbi 9 in questa materia e 6 in quasi tutte le altre, né un 7 né un 8! E però capii quanto le biblioteche sono importanti. Da allora ho il culto delle biblioteche e nelle tante organizzazioni politiche o socio-culturali in cui nel corso della vita ho operato la prima cosa che mi veniva in mente è stato sempre l'allestimento di una biblioteca o bibliotechina nella sede. Nel Pci, dove sono stata molto a lungo, era uno dei primi compiti del militante. Ho appena letto un prezioso libro in cui si racconta la storia de Il calendario del Popolo, una rivista inventata nel 1947 da un grande personaggio Giulio Trevisani e poi portata avanti per altri decenni all'editore Nicola Teti. Fu una sorta di straordinaria università popolare (se ne vendevano 200.000 copie) e proprio questo libro racconta anche della quantità di bibliotechine che in quegli anni si allestirono nelle sezioni, dove i militanti andavano a cercare libri, stimolati a leggere ancora da quanto avevano saputo dal Calendario. Le biblioteche sono infatti importanti non solo perché per molti comprare i libri è troppo caro, ma perché assai spesso nelle librerie ci si perde. Bisogna già sapere cosa si vuole leggere; ed è solo una biblioteca che ti può dare un orientamento. Perché puoi curiosare, provare, prendere e lasciare; e alla fine trovare. Oggi ci sono ancora tante biblioteche? Per fortuna ce ne sono ancora parecchie, nel mio quartiere, a Roma, per esempio, ce ne è una attivissima e discretamente fornita. Mi domando però se ce ne sono ancora nelle sedi dei partiti e quanti siano comunque i cittadini che sanno che esistono e le hanno a portata di mano. In Finlandia ho visto che in ogni quartiere la locale biblioteca è munita di un pik up che fa costantemente il giro delle piazze, fino a quelle lontane delle periferie, mostra le ultime pubblicazioni e i cataloghi e riceve seduta stante la richiesta di prestito a domicilio. Dove poi va a riprendersi il libro. È un esempio che ha seguito un gruppo di ragazzi dell'Aquila, per distribuire i volumi che hanno ricevuto in dono dopo il terremoto. Ma ci vuole, per l'appunto, un terremoto. E poi c'è il problema dello spazio. Le biblioteche delle Fondazioni, per esempio, anche quelle più illustri, non sono più in grado di aumentare il numero dei loro volumi. È un problema anche dei privati. Io ne ho tantissimi che non so più dove mettere, perché ogni volta che compro un volume nuovo devo eliminarne uno vecchio. Nel corso degli anni ne ho ceduti a centinaia a queste fondazioni, o all'Università, ora stanno nelle casse in cantina, perché nessuno li vuole più. Posso buttarli? Mi piange il cuore, ma non posso smettere di comprare libri. E allora il digitale. Io adesso uso Kindle. Non l'Ipad o il computer che ci si rompe la vista, il Kindle perché la scrittura è come quella dell'inchiostro, è piccolo e si può tenere sempre in tasca e il volume che vuoi lo puoi acquistare in 60 secondi. Ma è l'orribile multinazionale Amazon, che tratta i suoi lavoratori come schiavi ecc. ecc. E però questa è una strada che le stesse biblioteche potrebbero percorrere. E si dovrà fare in fretta, prima che il digitale trionfi definitivamente nelle sue forme perverse: quelle sempre più usate dai ragazzi che anziché andare in biblioteca vanno su google dove trovano quello che ai nostri tempi si chiamavano «bignami», per di più indicazioni sempre orientate, e si contentino di quelle, privandosi del meraviglioso immenso orizzonte che aprono le biblioteche.
Le biblioteche della mia vita
Luciana Castellina racconta il suo amore per le biblioteche e la filosofia. Da giovane, si ritirava nella Biblioteca nazionale di Roma per studiare e scoprì la filosofia attraverso gli scritti dei filosofi. La sua preparazione alla maturità si sbilanciò pericolosamente verso la filosofia, ottenendo 9 in questa materia e 6 in quasi tutte le altre. Da allora ha il culto delle biblioteche e ha lavorato per allestire biblioteche nelle organizzazioni politiche e socio-culturali. Ora, leggendo il libro "Il calendario del Popolo", ricorda la quantità di biblioteche che si allestirono nelle sezioni dei partiti e i libri che i militanti cercavano.
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