«L'IDENTITÀ di un paese, la sua unità, la sua coscienza collettiva, è racchiusa» avverte lo storico dell'arte Eduard Pommier «nella tutela del suo patrimonio artistico culturale». Un messaggio quanto mai attuale che va letto in tutta la sua efficacia proprio nel momento in cui per il settore dei beni culturali, si profilano cambiamenti di non poco conto. La recente riforma ministeriale, oggetto di numerose controversie, ha previsto un vero e proprio cambio di rotta per la tutela, la valorizzazione e la fruizione dei beni artistici. «Nel labirinto legislativo di questi anni -spiega il direttore regionale per i Beni culturali Stefano De Caro - il vero problema è se ci sono abbastanza privati interessati a investire. Nel senso che c'è bisogno di un sistema culturale attrattivo». Il ruolo degli enti locali è la vera scommessa per il futuro. In una struttura come quella europea dove le macro-regioni diventano dei soggetti attivi, è chiaro che questa responsabilità deve essere in gran parte affidata agli enti. «Ed è proprio il profilo pubblico-privato, che si gioca su più livelli -aggiunge l'assessore provinciale all'Ambiente, Giuliana Di Fiore - può essere la clausola di salvezza rispetto a uno stato che non riesce a fare tutto, soprattutto per ciò che concerne valorizzazione e fruizione». Il silenzo-assenso quale norma procedurale di snellimento è sembrato ai più inadatto a questo settore. Semplificare i procedimenti è importante. Ma non tutti. Si può rischiare di perdere la proprietà del bene. Dal canto suo, il sovrintendente per i Beni architettonici Enrico Guglielmo - rigurdo alle prospettive della tutela che sono aperte dal nuovo codice - sottolinea l'ampliamento delle categorie che sono soggetti a tutela, come masserie, vie e piazze. Un punto fermo, quindi,tra numerosi esperti del settore nei corso di una giornata di studio «I beni culturali tra pubblico e privato ad un anno dalla entrata in vigore del codice» organizzata dal Suor Orsola Benincasa e dalla Soprintendenza speciale per il Polo museale napoletano, a Villa Pignatelli. Il convegno è stato anche l'occasione per la presentazione del «Manuale di diritto dei beni culturali» di Guido Clemente di San Luca e Rita Savoia, a cui tutti i partecipanti hanno fatto riferimento, come indispensabile strumento didattico, ma anche per la sua capacità di fare chiarezza nella complessa questione del diritto dei beni culturali. La posta in gioco è alta. I1 nostro patrimonio artistico culturale è unico al mondo.