Caccia ai fondi pubblici per salvare la chiesa di via Maestranza. Ieri mattina i tecnici hanno eseguito un sopralluogo alla chiesa di San Francesco chiusa per ragioni di sicurezza da quattro giorni, così come disposto dall'Arcidiocesi che ha sposato le attività della parrocchia nella vicina chiesa di San Filippo alla Giudecca. Al sopralluogo hanno preso parte anche i rappresentanti della Prefettura e del Genio civile, oltre che della Curia arcivescovile, insieme con l'architetto Aldo Spataro, dirigente dell'unità operativa dei Beni architettonici della SOPRINTENDENZA. La situazione che si è presentata agli occhi dei tecnici era già ben conosciuta: da anni, infatti, la SOPRINTENDENZA sollecita interventi di somma urgenza all'interno della chiesa di San Francesco all'Immacolata. In particolare, le parti più a rischio sono quelle dell'abside e del tamburo dell'edificio, come certificato dall'architetto Spataro nelle relazioni redatte in passato. Oggi, il problema è riuscire a trovare un finanziamento utile ad avviare i lavori di somma urgenza in attesa di reperire i fondi per il restauro complessivo del gioiello architettonico di via Maestranza. Il progetto è già pronto così come una perizia di somma urgenza che la SOPRINTENDENZA ha inviato dapprima al ministero, senza successo, e più di recente alla Regione sempre senza alcun esito positivo. Adesso il progetto sarà riveduto e corretto e inoltrato al Fec, attraverso la Prefettura, nella speranza che il ministero possa stanziare almeno alcune somme necessarie a opere urgenti. L'immobile è infatti di proprietà del Fec: il Fondo edifici di culto che gestisce i suoi beni attraverso le Prefetture. La tutela dell'edificio è competenza della SOPRINTENDENZA mentre la sua cura è dell'Arcidiocesi. «Speriamo che qualcosa si muovi epr salvare questo gioiello architettonico - dice Antonio Gentile, dell'associazione Syrakosia che ha sollevato la questione - parliamo di una chiesa di grande valore. Quando, nel 1225, i Francescani conventuali giunsero in città si sistemarono nella vecchia fabbrica di Sant'Andrea del VI sec., i cui resti sono visibili all'interno del presbiterio dell'attuale chiesa. Nei secoli successivi, il sito da tre navate preesistenti fu ridotto a mononavata cedendo lo spazio al collegato convento (che diventerà tribunale dopo il 1866) e alla costruzione di botteghe artigianali vista la stretta vicinanza con la Giudecca ebraica. Ma la chiesa acquisì l'attuale configurazione intorno al 1760 allorquando il capomastro Luciano Alì maturò un prospetto convesso a due ordini sormontati e separati solo dallo stemma dell'ordine francescano rappresentato da due braccia incrociate di cui uno nudo a simboleggiare la povertà. Anche la seconda parte dell'800 contribuì alla crescita del decoro e del prestigio parrocchiale con la collocazione della grande tela raffigurante Sant'Andrea proveniente dall'incendiata chiesa dei Teatini di piazza Archimede nonché, sempre dalla stessa fabbrica, giunse nel 1876 il grande orologio per il nuovo campanile. Dimenticare quest'edificio sarebbe dunque una perdita immensa». i. d. b. 04102014