Tutto ciò che "consuma" Venezia e attenta alla sua integrità fisica e sociale, turismo compreso. Sarà presentata tra pochi giorni la ricerca promossa con l'Ufficio Unesco di Venezia all'interno del Piano di gestione relativo al sito lagunare e coordinata dal soprintendente ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia Renata Codello anche con un gruppo di docenti del Politecnico di Milano (Paolo Gasparoli, Anna Teresa Ronchi, Fabiana Pianezze e Giulio Totaro), che ha cercato appunto per la prima volta in modo sistematico di individuare i fattori di usura "fisica" e "percettiva" a cui è sottoposto il Centro Storico di Venezia e la valutazione del loro livello di pericolosità al fine di determinare strumenti di mitigazione e controllo. Secondo l'indagine i principali fenomeni usuranti rilevati - tali da provocare alterazioni degli equilibri del sistema e perdita di materiali o di tessuto urbano - sono il problema dell'acqua alta, il moto ondoso da vento e da traffico acqueo, l'inquinamento, il degrado del patrimonio edilizio e delle pavimentazioni, i cambiamenti di destinazione d'uso dovuti alla progressiva perdita di popolazione residente, le modificazioni della struttura del commercio locale. Oltre, appunto, alla crescente pressione antropica determinata dai flussi turistici. La ricerca prevede anche una mappatura dei manufatti di grande pregio storico-artistico che sono in pericolo di crollo o di degrado irreversibile. «Pare utile considerare», sottolineava già nel Piano Unesco per Venezia la soprintendente Codello, che vi ha collaborato, «che molti dei cambi d'uso di unità abitative della città antica sono stati possibili per effetto di una norma comunale che forse oggi può essere ridefinita per invertire il trend in atto; in relazione agli edifici vincolati è stato ed è possibile un maggior controllo. Occorre che tali operazioni non siano automatiche e scontate, a prescindere da un'attenta valutazione dello stato di conservazione e della trasformazione degli edifici avvenute». E per la prossima conclusione del Mose, la soprintendente auspicava già nel documento «un grande Piano paesaggistico che accompagni le radicali modificazioni introdotte da questa enorme infrastruttura». La definizione dei fenomeni di usura è avvenuta sia attraverso la rilevazione diretta e la raccolta di dati statistici, sia analizzando - e creando un archivio digitale delle fonti - tutte le ricerche precedenti compiuti sul fenomeno del "consumo" della città, per capire anche quali sono stati i mutamenti nel tempo. La ricerca coordinata dall'architetto Codello ha anche individuato indicatori per il monitoraggio e strategie per contenere il fenomeno dell'usura di Venezia, sempre più presa d'assalto. La ricerca, data la vastità dei temi affrontati, già prevede una seconda fase nella quale verrà sviluppata, su base sperimentale e su alcune significativi parti del Centro Storico, una dettagliata analisi delle trasformazioni urbane avvenute. Il monitoraggio delle "criticità veneziane - sottolinea ancora la ricerca - dovrà avvenire anche unificando le competenze sui fenomeni oggi frammentate tra molti enti.