NEL 2013 il Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo ha celebrato, con una bella mostra, Sir Denis Mahon, uno dei più grandi storici dell'arte del nostro tempo scomparso centenario nel 2011, pioniere della riscoperta della pittura del Seicento quando, nei primi del Novecento, l'arte italiana apprezzata da tutto il mondo era quella dei cosiddetti "primitivi", i maestri del Trecento e Quattrocento considerati di eccellenza insuperabile secondo una concezione "evolutiva" culminante nel Rinascimento quando Raffaello, Michelangelo e Leonardo avrebbero raggiunto la perfezione seguita, dunque, dal declino. È commovente, invece, pensare quel che accadde al tempo della giovinezza del grande studioso inglese. I quadri del Seicento erano sovente considerati come croste irrilevanti o, al più, come cose ben fatte ma insignificanti, accademiche o inutilmente stravaganti e i grandi maestri dell'età barocca erano giudicati volgari (Caravaggio), superficiali (Guercino), stucchevoli (Reni) o non degni di essere conosciuti e studiati con profondità scientifica e appassionata dedizione, riservate agli amati primitivi. Mahon, invece, per tutta la vita ha studiato Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, facendone uno dei grandi eroi della riscoperta complessiva del Seicento italiano, affiancato da una insigne generazione di studiosi, alcuni dei quali anglosassoni come lui, volti alla riscoperta di un mondo artistico negletto. Attraverso gli occhi di Sir Denis, Guercino è stato conosciuto dagli italiani stessi che lo avevano accantonato e poi da tutto il mondo degli studi fino al più grande pubblico. Ma non è stato, poi, solo il Guercino l'oggetto delle rivoluzionarie pubblicazioni di Mahon. Anche Caravaggio e Annibale Carracci sono passati al vaglio di quell'occhio acuto, di quella passione sincera e generosa, di quella competenza esemplare. Se oggi molti pensano che il Caravaggio è il più grande artista d'Italia, che il Guercino è un meraviglioso cantore della sensibilità barocca, che Annibale Carracci è un pittore determinante per gli sviluppi della coscienza europea fino ai nostri giorni, in buona parte lo dobbiamo a Mahon (e anche ad alcuni sommi esperti italiani, come Roberto Longhi che aveva vent'anni di più). Mahon, di ricca e colta famiglia, aveva iniziato in modo rocambolesco e divertente i suoi studi con lunghi viaggi tra cui uno memorabile in Russia mentre, cultore frenetico dell'Opera lirica italiana, imparava la nostra lingua mandando a memoria tutti i libretti musicati da Verdi e, soprattutto, da Puccini ancora in vita quando Mahon nacque nel 1910. Ora la mostra dell'Ermitage, piena di quadri favolosi, con il titolo da Guercino al Caravaggio ( catalogo L'Erma di Bretschneider) viene presentata a Palazzo Barberini a Roma, sotto la Soprintendenza di Daniela Porro e la direzione di Cinzia Ammannato, arricchita da ulteriori capolavori per la cura di un comitato scientifico illustre presieduto da uno dei massimi storici dell'arte italiana, la prof. ssa Mina Gregori, eminente studiosa del Caravaggio, e composto da Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese, per l'Italia, e Serjei Androsov per l'Ermitage. La organizza la Società Beni Culturali di Roberto Celli con The Sir Denis Mahon Charitable Trust . Un'apoteosi in compagnia di Poussin, del Caravaggio, del Domenichino, di Reni e del Guercino soprattutto, con alcune opere che, appartenute a Mahon stesso sono state da lui donate ai musei con cui collaborò per tutta la vita, a Londra come a Bologna.