VERSO metà Ottocento artisti e intellettuali, talvolta complici ricchi borghesi e aristocratici, iniziarono a promuovere l'arte italiana organizzando mostre. Nascevano così le Società Promotrici di Torino (1842) e Firenze (1843), le più antiche, cui seguirono, col rinnovato impulso dell'unità, Napoli, Genova ed altre città. Mentre altrove, ad esempio Palermo, gruppi di notabili finanzieranno poi l'acquisto di opere per pubbliche raccolte, prototipi di gallerie e musei; intanto attecchivano anche da noi biennali, triennali e quadriennali. Filantropia, responsabilità sociale, modelli dell'Europa più avanzata e aspirazione al bello si fondevano nella diffusione artistica intesa come dovere, ma anche status symbol, di una classe dirigente in formazione. Che si sentiva investita di un mandato estetico, forma inoltre di tutela dei beni artistici, fino al 1907 privi di leggi atte a contrastare l'emorragia di tesori provocata dai antiquari e collezionisti. Pare riallacciarsi a quel mandato la linea scelta dalla Banca Popolare di Vicenza per rafforzare la propria collezione d'arte, manufatti e monete (unica al mondo quella completa di oselle veneziane), conservata nell'antica sede del palladiano Palazzo Thiene. Perché in primo luogo la banca, stimolata da Zonin (sotto la sua guida, dal 1997, i pezzi son passati da 25-30 a 150 solo in Palazzo Thiene, altri sono nelle sedi di Mosca, New York, Palermo e Roma) e dalla competenza curatoriale di Fernando Rigon, si è data il compito di acquisire sul mercato mondiale delle aste, riportare a casa e rendere visibili al pubblico opere legate alla grande arte veneta, insieme a quelle degli istituti di credito via via acquisiti. Come, nel 2011, è avvenuto con la Cassa di risparmio di Prato, nella cui raccolta spiccano il sublime, rivoluzionario Bellini del Crocifisso in un cimitero ebraico, il Caravaggio della Coronazione di spine , che al di là dell'attribuzione ha alto valore storico-critico visto che fu Longhi il primo a studiarlo (andrà a breve al Museo Jacquemart-André di Parigi per la mostra sul grande storico dell'arte), della Madonna con bambino di Filippo Lippi. Tesori che insieme a una scelta da Palazzo Thiene, sono da oggi in Palazzo Pretorio a Prato. La mostra cade nella settimana promossa dall'Associazione bancaria italiana in cui i nostri istituti di credito aprono al pubblico le loro collezioni. «Lavoriamo solo con le case d'asta spiega Rigon i cui esperti, così come i funzionari di soprintendenza e gli storici dell'arte ci sono d'aiuto, perché tutto dev'essere in regola, dalle attribuzioni alla tassazione. E perché è lì che si trovano le occasioni che rispettano la nostra linea: comperare opere e arredi di sicuro valore storico a prezzi giusti e riportarli a casa. Le ricerche partono dai cataloghi d'asta poi, dopo i controlli del caso, facciamo l'offerta in busta chiusa: non c'è quasi mai bisogno di andare di persona. E in quel mare magno capitano i colpi. Come quello che fece avvistare a Zonin in un'asta parigina una splendida Andata al Calvario di Francesco Bassano appartenuta a Gaston Palewski ed Andrè Malraux e ora nella nostra collezione. Con Jacopo Bassano invece abbiamo fatto un altro gran colpo acquistando al Dorotheum di Vienna, la più antica casa d'aste d'Europa, il suo Orfeo che incanta gli animali. Uscito dall'Italia a fine Ottocento, partiva da una base di 40.000 euro e, verificato con certezza l'autore, per quella cifra l'abbiamo avuto: una cantonata degli altri partecipanti che non han creduto all'attribuzione né capito la bellezza di quella pennellata alla Renoir. Un mese dopo un altro Jacopo è stato battuto a New York per 8 milioni di euro».