II neoministro dei beni culturali, Rocco Buttiglione, soccorre il sindaco di Roma, Valter Veltroni, che vuole sfrattare il "circolo dell'Esercito" da palazzo Barberini, a mente d'un protocollo di intesa, sottoscritto nel 1997 dallo stesso Veltroni, allora ministro dei beni culturali e dal collega della difesa di allora. Buttiglione intima "pacta sunt servanda", i patti vanno rispettati, mentre l'Unità gracchia "fuori gli ufficiali" e Repubblica coccodrilla sul "museo cancellato". Quali patti? Nel 1934, con regio decreto, fu costituito "in palazzo Barberini" il circolo delle forze armate "ente morale" (non dell'Esercito, ignoranti, ma di tutti i militari). Nel 1947 - ve lo ricorda una lapide vi nacque la socialdemocrazia italiana di Giuseppe Saragat, l'artefice della "svolta di Palazzo Barberini", avviando un'aspra battaglia al comunismo. Il circolo ospitò pure lo storico Vertice atlantico del 1991, che sancì la scelta della Nato verso la cooperazione, abbattendo i confini dell'Europa. Ogni giorno palazzo Barberini accoglie delegazioni internazionali di altissimo rango, politiche e militari. Dalla fondazione, tutti gli ufficiali italiani, in virtù del regio decreto del 1934 ed in forza di legge, pagano una quota mensile per il sostegno del "circolo in palazzo Barberini". Quando nel 1949 i Barberini vendono il palazzo allo stato italiano, il circolo ne è parte per diritto pieno e incancellato, derivante dal regio decreto, il quale, come uno studente al primo anno di giurisprudenza sa, non viene neppure scalfito da un protocollo ideologico di intesa di tre ministri, determinati a cancellare un pezzo di storia patria. In fatto e in diritto il circolo sta dunque bene dov'è. Nel frattempo, istituzionalizzato come branca del ministero della difesa per la rappresentanza del ministro, ha rivelato piena compatibilità con la galleria. Nulla di nuovo. A metà degli anni '90 una mostra sulla "Difesa dei beni culturali ed i beni culturali nella Difesa" dimostrò che la collaborazione fra cultura e soldati è possibile e fruttuosa. Chi afferma che il circolo blocca lo sviluppo del museo, ricordi che se tutte le sale fossero dedicate al museo, sarebbero comunque insufficienti a decongestionare gli immensi magazzini dei tesori d'arte italiani; inoltre da tempo i musei si distribuiscono sul territorio piuttosto che cercare impossibili concentrazioni. Buttiglione e Veltroni si scusino. Gli accenti di intolleranza e razzismo nei confronti dei militari, neppure usati per gli abusivi dei centri sociali, sono cortina di fumo sull'evidenza che il comune di Roma non ha alcun diritto sul circolo delle Forze armate. Una delusione per i Militi Ignoti di Gallipoli, come di Roma e di Milano; ulteriore autolesionismo mentre le elezioni si approssimano.
Buttiglione e Veltroni sfrattano il circolo dell'Esercito
Il ministro dei beni culturali Rocco Buttiglione ha difeso il circolo delle Forze armate a Palazzo Barberini, che il sindaco di Roma Valter Veltroni vuole sfrattare. Buttiglione ha affermato che i patti del 1997, in base ai quali il circolo era stato costituito, devono essere rispettati. Il circolo è stato fondato nel 1934 e ospita ogni giorno delegazioni internazionali di altissimo rango. I militari italiani pagano una quota mensile per il sostegno del circolo. Il regio decreto del 1934 ha stabilito che il circolo sia parte del palazzo e non può essere sfrattato. Il ministro ha anche affermato che la collaborazione fra cultura e soldati è possibile e fruttuosa.
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