È stato rinviato per sentire i testi del pm, il processo che si sta celebrando nell'ambito dell'inchiesta per l'incidente in cui morì Angelo Cosseddu. L'ex poliziotto di 59 anni era stato trovato senza vita negli orti di San Pietro nel 2009. Imputata di omicidio colposo è Maria Luisa Ganadu, presidente della fondazione Regina Magherita. Per il pm la responsabile della casa di riposo, difesa dagli avvocati Giuseppe Conti e Gianluigi Poddighe, avrebbe dovuto vigilare e mettere in sicurezza l'area. SASSARI Il parco di san Pietro resta ancora sotto sequestro. A distanza di cinque anni alla morte di un ospite della casa Regina Margherita, che dell'ampio terreno è proprietaria, la magistratura non ha ancora tolto i sigilli nè è arrivato a conclusione il processo che doveva fare luce sul decesso dell'uomo, annegato in una delle vasche medioevali del parco. «A causa dell'inchiesta giudiziaria si sta privando così tutta la città di accedere a uno dei suoi siti più ricchi di storia, celebrato dai viaggiatori dell'Ottocento come Lamarmora e Valery, e ora ridotto in uno stato di totale abbandono, irriconoscibile e impenetrabile per la fittissima vegetazione e pericolosamente accessibile da tutte le parti perché sprovvisto di recinzioni idonee», lancia l'allarme Wanda Casula, presidente del Wwf, che già in passato aveva sollevato il problema dell lenta agonia del parco. Èd è davvero triste vedere come sia ridotta a una giungla la parte sottoposta a sequestro, che è proprio quella dove insistono importanti testimonianze della presenza dei monaci cistercensi, che realizzaro una fitta rete di strutture irrigue. E dove sono presenti mirti secolari, un vero miracolo botanico, che dovrebbero essere tutelati anche attraverso opere di manutenzione e cura. Allo stato impossibili. «Non si capisce quali esigenze cautelari impediscano ancora il dissequestro afferma Wanda Casula . La morte dell'ospite della casa di riposo risale al 2009. Da vent'anni le vasche sono recintate con un'alta rete». «Qualche anno fa venne scongiurato un attentato all'area verde di circa sessanta ettari posta all'interno della circonvallazione che comprende il parco di San Pietro ricorda Bruno Merella, dell'associazione ambientalista . Si voleva aprire una strada a 4 corsie, della larghezza di venti metri che dal palazzo delll'Agenzia delle Entrate di Piandanna sarebbe giunta fino a Monserrato. Fortunatamente, dopo una non facile battaglia che come Wwf ci vide protagonisti, la Soprintendenza impedì lo scempio ponendo il suo veto». Il Wwf ha la sua sede proprio all'interno dell'ex casa di riposo di San Pietro e «perciò abbiamo posto il problema della tutela degli antichi "orti dei frati" in cima alle nostre priorità dicono Wanda Casula e Bruno Merella . Qui affondano le radici stoiche di una Sassari che attraverso il Condaghe di San Pietro in Silki ha potuto far luce nel buio del medioevo. Purtroppo però la città ignora queto suo tesoro». E invece «dobbiamo puntare al recupero pubblico dell'intero complesso del monastero e dei suoi giardini e alla costituzione di un parco urbano pienamente godibile affermano . Collegato al parco di Monserrato, quello di san Pietro potrebbe offrire in più una serie di laboratori didattici nei campi dell'agricoltura, dell'archeologia, del restauro e dei saperi della tradizione sassarese. Ma serve la collaborazione delle istituzioni e poter contare sulla partecipazione delle associazioni ambientaliste e culturali e delle categorie produttive». Un accorato appello «a quella Sassari che vanta di aver ottenuto il riconoscimento dell'Unesco per i suoi Candelieri».