Ci passava Augusto per andare dalla moglie Livia nella villa di Prima Porta. L'architetto: "Ora scaviamo per ritrovare la strada sepolta". L'Anas: "Studiamo l'ipotesi di un museo nei capannoni al Labaro" SOVRASTATO dai binari della Roma-Viterbo e dalla strada comunale, oscurato dalla sopraelevata che dal 1990 passa su Labaro, infine semi sepolto sotto chili di terra e di rifiuti: per decenni il ponte attraverso il quale Augusto andava a trovare Livia nella magnifica villa Ad gallinas albas, a Prima Porta, è rimasto nell'ombra: invisibile ai passanti e seppellito dall'incuria. Ora però gli archeologi della Soprintendenza hanno liberato dai detriti le due arcate (una in travertino, d'età augustea; l'altra in laterizi, del III secolo d. C). E una nuova vita si prepara per il passante sulla Flaminia che, per secoli, ha permesso ai viandanti di scavalcare il fosso della Valchetta nel quale scorre il corso dell'antico Cremerà che, da Vejo, si getta nel Tevere. I lavori sono finanziati dall'Anas, attiva in questa zona per il raddoppio del Gra. Ma già si pensa al futuro, riscoprendo il passato. Portare alla luce i tratti dell'antica strada consolare collegati al ponte. E riqualificare la piazzetta di Labaro destinando i vicini capannoni dell'Anas a museo della Flaminia: l'antica strada si vede ancora all'interno della Mitsubishi e della Rai a Saxa Rubra; e più avanti ci sono i resti del mausoleo de La Celsa. Spiega l'architetto Maria Gloria Leonetti, della Soprintendenza archeologica, responsabile degli interventi insieme con l'archeologa Daniela Rossi, che lavora coadiuvata da Donatina Olivieri: «Abbiamo interrotto gli scavi perché sono venuti fuori i cavi dell'alta tensione. Tra qualche giorno l'Acea dovrebbe provvedere a deviarli e cosi potremo riprendere i lavori: la nostra intenzione è liberare dalla terra la Flaminia sepolta. E, dopo aver allargato la quota archeologica, proporre al Comune di inserire questi resti in una progettazione urbana che coinvolga la piazza di fronte alla stazione del Labaro. E che restituisca finalmente ai cittadini questa importante testimonianza dell'ingegneria romana». La proposta di una sorta di piccolo parco archeologico intorno al ponte dove passarono le truppe durante la celebre battaglia tra Costantino e Massenzio nel 312 d. e, ha ottenuto un primo, informale, sì dell'Anas. «Stiamo inserendo nel progetto del Gra afferma l'ingegner Giuseppe Costanzo un collegamento che permetta ai pedoni di ammirare l'antico ponte. E stiamo vagliando con interesse l'idea di creare al Labaro un museo che raccolga anche i reperti classici trovati durante gli attuali lavori negli otto lotti del Gra». I vecchi dirigenti dell'Anas non avevano lo stesso rispetto per le antiche vestigia di Roma. E, per fare posto al Gra, sulla Flaminia venne demolito il bel complesso medievale che affiancava la strada consolare, fino alla distruzione dei due casali nel 1978. La stessa fine stava per fare il ponte romano sul Cremerà. E si salvò grazie alla battaglia portata avanti da Italia Nostra e dalla Soprintendenza. Il pontelungo 24 metri circa e largo, originariamente, sette metri e mezzo fu indicato come il responsabile unico dell'alluvione che nel 1965 portò distruzione e morte a Prima Porta. Un'ipotesi discutibile, tanto che il ponte non fu demolito. È stato comunque privato della parte superiore, fino a mettere a nudo, scarnificandole, le due arcate. Ora però è a rischio. «Il pilastro del ponte moderno che l'affianca dice l'architetto Leonetti indicando il passante degli anni Trenta fa sì che l'acqua scorra sotto un solo fornice, quello in travertino. Questa pressione mette a dura prova la struttura romana. Oltre a favorire l'inondazione in caso di piena».