CABRAS Fino a qualche giorno fa era solo una speranza. L'idea che aveva solleticato l'immaginazione degli archeologi è diventata una certezza quando la collina di Mont' e Prama ha restituito un guerriero di pietra quasi intero. Uno degli ultimi due giganti, quelli che somigliano come una goccia d'acqua a un bronzetto nuragico rinvenuto nelle necropoli etrusca di Cavalupo, è una scultura completa dalla testa alle caviglie. All'appello mancherebbe solo il basamento che la sorreggeva in antichità. Anche se, i piedi del gigante di pietra potrebbero coincidere con quelli già rinvenuti. L'ultimo dei giganti di Mont'e Prama è il pezzo più pregiato proprio per la sua completezza. Si tratta di una scultura di circa 190 centimetri che culmina in una testa molto simile a quelle rinvenute durante gli scavi del 1975 e del 1979. Lo sguardo del gigante più completo che sia mai venuto alla luce è però privo del suo elemento più caratteristico. Almeno per il momento. Gli occhi rotondi e magnetici, che nelle intenzioni degli scultori nuragici dovevano rappresentare il disco solare, sono ancora coperti dai sedimenti che li hanno nascosti fino a poco tempo fa. Per scoprire lo sguardo del gigante ci vorrà ancora tanto lavoro, soprattutto in fase di restauro. Gli archeologi hanno comunque iniziato a ripulire il volto del guerriero di pietra ma le setole delicate dei pennelli fanno fatica a spazzolare via la terra che ha coperto il pugilatore millenario. La conta degli ultimi ritrovamenti, dunque, deve essere aggiornata. Dal fazzoletto di terra indagato durante gli ultimi mesi sono stati ritrovati almeno otto pezzi significativi: «Le teste che abbiamo rinvenuto fino a oggi sono quattro, di cui una ancora attaccata al corpo di un pugilatore», spiega Alessandro Usai, archeologo della soprintendenza, «poi ci sono due torsi e due bacini, oltre che alcuni basamenti». I nuovi giganti potrebbero essere quattro. Il conto, però, è approssimativo. Le parti rinvenute potrebbero non combaciare tra loro e il numero delle sculture potrebbe crescere. Proprio come le scoperte degli archeologi del Consorzio Uno e dell'Università di Sassari che portano avanti lo scavo sotto un sole cocente e che sono costretti anche a gestire l'incredibile flusso dei visitatori che ogni mattina invade il sito archeologico. Una seccatura che ieri ha assunto proporzioni colossali. La notizia del nuovo gigante ha portato a Mont'e Prama una schiera di curiosi che si sono spinti fino a pochi centimetri dal nuovo gigante. Cabraresi, perlopiù, ma anche tante parsone capitate in zona per caso. Come il pullman diretto a Tharros che ha scaricato una quarantina di turisti tedeschi assetati di informazioni e foto ricordo. All'invasione si sono aggiunti passanti richiamati dalla folla e addirittura una coppietta accompagnata da un cagnolino che, prima di andare via, faceva le bizze: «Voleva scavare anche lui», ha detto il padrone mentre lo trascinava via. La tentazione di chiedere informazioni è difficile da resistere, tanto più quando per soddisfare la curiosità è sufficiente parcheggiare l'auto sul ciglio della strada e superare una recinzione che blocca solo un lato dello scavo. Uno scambio di informazioni costante a cui non partecipa uno dei responsabili dello scavo, l'archeologo Alessandro Usai: «Non possiamo comunicare il risultato delle nostre scoperte in tempo reale, i rapporti con il pubblico sono gestiti dalla soprintendenza».