Stop alle nuove edificazioni "selvagge" sul fronte acqueo della gronda lagunare, che il nuovo Piano Casa della Regione rendeva possibili in barba ai vincoli del Palav, il Piano ambientale della laguna veneta. E stop al nuovo impianto idrovoro di Lova e alla maxipompa che attraverso il canale Cornio avrebbe scaricato in laguna, nel bacino scolante - attraverso il canale Cornio - altri 7 metri cubi abbandonati al secondo di acque, per lo più inquinate, provenienti dalle aree e agricole e urbanizzate di sei Comuni del Veneziano, tra cui Dolo, Campolongo, Campagna Lupia. Le due decisioni assunte dalla Commissione di Salvaguardia nella sua ultima seduta pongono un freno importante - anche in prospettiva - a modifiche e stravolgimenti del territorio lagunare che la Regione sta di fatto rendendo possibile e su cui è invitata ora a un serio ripensamento. Per quanto riguarda il nuovo Piano-casa della Regione, esso rende possibile - com'è noto - aumenti delle edificazioni che vanno dal 25 fino al 45 per cento di terreni, ma Venezia e la laguna grazie ai propri vincoli paesaggistici e ambientali dovrebbero essere più tutelate. Così non è, però, nella formulazione attuale del Piano per ciò che riguarda una fascia delicatissima come quella della gronda lagunare - da Jesolo a Chioggia - sul fronte acqueo, con la possibilità teorica, così, di stravolgerne completamente lo skyline. Già diversi progetti di iniziativa privata di nuove edificazioni lungo la gronda sono dunque piovuti sul tavolo della Salvaguardia che ne ha subito bloccati tre proprio in base ai vincoli già esistenti sul Palav. Altri in arrivo potrebbero dunque fare la stessa fine e l'invito della Commissione alla regione è dunque di rivedere le norme sul Piano Casa per escludere la gronda lagunare nella fascia che si affaccia sull'acqua da possibili colate di cemento. Per quanto riguarda la maxi idrovora che scaricherebbe in laguna nel bacino scolante ben 19 metri cubi di acque sporche al secondo - aggiungendosi ai 12 metri cubi attuali - a presentare il progetto è stato il Consorzio di Bonifica Acque Risorgive. Un progetto che risale addirittura al 1991 ma che solo ora stava per arrivare - con i finanziamenti necessari - a destinazione, incurante delle trasformazioni in peggio subite nel frattempo dal territorio e della situazione già delicatissima sul piano dell'inquinamento del bacino scolante, che proprio la Regione dovrebbe tutelare. Ma anche in questo caso in Salvaguardia, in modo unanime, è arrivato il blocco al progetto, che dovrà essere completamente rifatto e sottoposto a Valutazione d'impatto ambientale. La Salvaguardia chiede che, correttamente, si pensi prima a drenare le acque a monte lungo i corsi d'acqua senza scaricarle senza filtro in laguna e vada anche stabilito quanto esse siano inquinate, il che attualmente non avviene