L'INCONTRO IL PRESIDENTE HA RIUNITO I SINDACI SALENTINI E SOLLECITA L'INDIVIDUAZIONE DI UNA NUOVA AREA «DICIAMOno a San Foca - ha detto Vendola - e facciamo partire il tavolo tecnico, con il coinvolgimento dell'Anci, per approfondire alternative localizzative, anche sulla base dello stimolo del presidente del Consiglio ai sindaci del Salento ». Vendola ha ricordato che il «nostro no a San Foca non è ideologico» ed è «condiviso da un parere negativo del Mibac. Non siamo contrari ai gasdotti, ma siamo contrari al fatto che l'approdo venga localizzato in un sito di grande pregio culturale, archeologico, naturalistico, paesistico, in uno degli angoli più incantevoli della nostra costa e del nostro Mediterraneo. Anche dal punto di vista logistico lo crediamo sbagliato, visto che i problemi sono legati ai sessanta chilometri che separano Melendugno dalla sede di Mesagne dove dovrebbe avvenire il collegamento con la rete nazionale del gas: questo attraversamento penso non sia stato valutato ancora nel suo impatto ambientale. Noi - ha proseguito - abbiamo dato la nostra disponibilità come si fa di fonte a ogni grande impegno del nostro Paese», ma «ci saremmo aspettati dal governo nazionale, in partenza, un lavoro di moltiplicazione e approfondimento sugli impatti in diverse localizzazioni. Il presidente della Regione ha concluso Vendola - garantisce un accompagnamento leale e determinato ai sindaci e alle comunità del Salento nella loro rivendicazione di un modello di sviluppo rispettoso di un territorio ansioso di continuare a dire molti sì, ma che ha il diritto di poter dire no quando questi sono il frutto di scienza e coscienza come in questo caso». Secondo il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna «ha fatto molto bene Vendola a garatire uno scatto in avanti alla possibile e auspicabile ricerca di una localizzazione diversa sul litorale pugliese. Lo sbarco a San Foca mette in discussione una valida vocazione turistica locale: ben venga un approdo alternativo del gasdotto azero». Oltre al sindaco di Melpignano Marco Potì, c'erano i primi cittadini di Vernole, Lizzanello, Castrì, Carmiano, Guagnano e Tricase. Da Milano, l'amministratore delegato di Tap spegne gli entusiasmi: il gasdotto resta dov'è; non esiste un sito alternativo al litorale di San Foca, né è pensabile un accordo con Edison spostando il tubo a Otranto, dove proprio la Edison ha il via libera per realizzare un altro metanodotto, ancorché ad oggi non ha la materia prima. Intanto la società spagnola Enagas è entrata a far parte di Trans adriatic pipeline (Tap) con una quota del 16. Contemporaneamente Fluxys ha incrementato la sua quota azionaria dal 16 al 19. Si aggiungono a Bp (20), Socar (20), Statoil (20), e Axpo (5). «Tap è sempre stata una azienda aperta a nuove partnership strategiche - sottolinea Kjetil Tungland, managing director di Tap - e oggi sono davvero felice di accogliere Enagas in Tap. Si tratta di una conferma per il nostro modello di joint venture che mette insieme produttori, operatori di rete e acquirenti del gas per sviluppare questo importante progetto».