SULMONA L'ombra lunga del decreto Sblocca Italia, che presto potrebbe essere convertito in legge, oscura il fronte del no al progetto di centrale e metanodotto della Snam. Il provvedimento prevede che le decisioni in fatto di politica energetica vengano prese dal governo, privando le Regioni delle precedenti competenze e della forza dei pareri negativi. Oltre alla conferenza dei servizi, rinviata a sorpresa di appena una settimana, ora è il decreto Sblocca Italia a dare ulteriore slancio al progetto della centrale gas già in forte accelerazione. Una settimana prima della conferenza dei servizi dell'8 ottobre, il viceministro dello Sviluppo, Claudio De Vincenti, ha convocato il gruppo tecnico per la ricerca di alternative al tracciato Snam. La soluzione Cupello, lanciata dal vicepresidente della Regione Giovanni Lolli scatenando polemiche e diatribe di campanile, resta quella su cui confrontarsi da domani. Ma il coordinamento regionale No Triv avverte sui più di 4mila chilometri di territorio abruzzese minacciati da impianti per il gas, trivelle e petrolio. Per questo gli ambientalisti suggeriscono alla Regione di ricorrere alla Corte costituzionale contro il provvedimento. «Del territorio abruzzese oltre 4mila e 200 chilometri sono interessati da istanze di permessi di ricerca, quasi 36 chilometri quadrati da richieste di estrazione di idrocarburi, oltre mille chilometri quadrati da istanze di stoccaggio, per complessivi 10mila 763» affermano gli ambientalisti «in realtà il conto potrebbe essere più salato: le compagnie che oggi detengono un titolo per la sola ricerca su terra ferma potrebbero richiedere la concessione del titolo unico previsto nello Sblocca-Italia, con tutte le ricadute del caso. E a mare? Sono in dirittura d'arrivo Ombrina Mare 2, Elsa 2, Rospo Mare 2 (procedimenti in corso per la coltivazione). Senza contare le numerose altre istanze di ricerca pronte per essere trasformate in altrettanti permessi di estrazione. E poi il Tap, il grande tubo con annessa centrale di compressione gas a Sulmona». L'associazione Orsa Pro natura peligna ricorda la valenza archeologica e naturalistica di Case Pente, la zona verde nei pressi del cimitero dove dovrebbe sorgere la centrale. «La località è interessata dalla presenza di strutture e reperti di interesse archeologico perché lungo la strada sono presenti sepolture di epoca italica e romana, come si rileva da un parere espresso dal ministero per i Beni culturali» dice la presidente Clotilde Iavarone «dal punto di vista naturalistico, la zona è la porta dei Parchi frequentata da falchi e aquile reali, il cui habitat sarebbe compromesso». Federica Pantano