GROSSETO Sono tra i reperti più imponenti tra i tesori conservati al Museo archeologico e d'arte della Maremma e presto sapremo molto di più del loro aspetto originario, ben diverso dall'attuale candore. È in corso al museo di piazza Baccarini una ricognizione approfondita da parte di due ricercatori che stanno esaminando «con la lente d'ingrandimento» le statue dell'Augusteo di Roselle ospitate dalla "Sala delle statue", intitolata dall'anno scorso al soprintendente Francesco Nicosia scomparso nel 2009. A circa cinquant'anni dalla loro scoperta nel foro del sito archeologico di Roselle le statue vengono in questi giorni studiate da diversi punti di vista da Maurizio Michelucci, a lungo responsabile degli scavi di Roselle per conto della Soprintendenza archeologica della Toscana, e da Paolo Liverani, professore associato del dipartimento di Scienze dell'antichità dell'ateneo fiorentino. L'indagine sta già mettendo in luce le prime novità per quel che riguarda l'originaria policromia delle sculture. Alcuni resti di pigmento erano stati evidenziati già durante i lavori di restauro curati alcuni anni fa da parte della restauratrice del museo Cristina Barsotti che, insieme al personale della Soprintendenza archeologica della Toscana, si occupò di questo straordinario ritrovamento. Per completare le indagini finora svolte e rilevare tutte le tracce di colore e la natura dei pigmenti usati sarà presente nei prossimi giorni al museo anche un gruppo di studiosi provenienti dall'Istituto per la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali del Cnr di Firenze guidati da Susanna Bracci. Il museo archeologico collaborerà a queste ulteriori ricerche con i propri professionisti che da anni si occupano della conservazione, schedatura, studio e divulgazione delle opere esposte. Allo studio l'idea di esporre in museo dei calchi colorati per far capire ai visitatori come apparivano in origine le statue, come del resto è stato fatto in passato e con successo in occasione della mostra "I colori del bianco". Sara Landi