UN MILITARE e tre civili. Morti per difendere Napoli, nel 1943. Nomi importanti per la storia della città. Francesco Aperuti, soldato. Raffaele D'Arco, Salvatore Amato e Vincenzo Allotti, cittadini. Sono morti tutti nel rione dei Ventaglieri per cacciare i tedeschi e liberare l'Italia. Martiri delle Quattro Giornate. Ma la città, forse per incuria, forse per vandalismo, forse per fretta li ha dimenticati. Anzi peggio. La storia dei quattro eroi sembra diventare l'inconsapevole e silenzioso simbolo dello stato di salute di Napoli. Partiamo dall'inizio. Perché questa è la storia del giallo di una corona d'alloro, di quattro caduti dimenticati e di un sindaco che sta vivendo un momento difficile. Domenica 28 settembre c'è un fitto programma di celebrazioni per ricordare le Quattro Giornate di Napoli. Il primo cittadino, Luigi de Magistris, indossa la fascia tricolore e al motto di «resistere» attraversa la città dal mausoleo di Posillipo a piazza Carità per ricordare i martiri. Nel frattempo ci sono una serie di altre celebrazioni. Le squadre di giardinieri del Comune affiggono corone di alloro con i colori della città e la scritta "Sindaco di Napoli", nei luoghi simbolo della battaglia. Una macchina blu con quattro persone arriva anche ai Ventaglieri, a ridosso della metropolitana di Montesanto. Dietro l'inferriata della chiesa di Santa Maria di Montesanto c'è una piccola targa dedicata ai martiri. Ma i giardinieri non la vedono, trovano un chiodo, ad altezza uomo, conficcato nel muro dell'Istituto Bianchi - lì accanto - e lasciano la corona. Non c'è nulla che spieghi perché quelle foglie d'alloro siano lì. La corona rimane affissa tutto il giorno, tra l'indifferenza e la curiosità del quartiere. Rimane sul muro bianco fino alle due di notte. Poi qualcuno la getta nell'immondizia in vico Olivella. «Non c'era scritto che era per i martiri. C'era solo il nome del sindaco e forse qualcuno per sfregio lui, ma non ai martiri, l'ha gettato nei cassonetti», riflette Giuseppe Caso del bar Montealto. Può essere stato chiunque: un vandalo, un netturbino, un vigile. «Io l'ho vista commenta Ciro, pizzaiolo della pizzeria Vecchia Napoli ma ho pensato che fosse morto qualcuno, non ai martiri». «Quando c'era il sindaco Iervolino racconta Salvatore Del Bono, tassista ricordo che deponevano la corona sotto la lapide, abbandonata così invece è diventata il gioco di qualche vandalo, magari arrabbiato con il sindaco ». «È un paio d'anni che quelli del Comune vengono e mettono la corona sul muro dell'Istituto spiega Corrado, portiere dell'Istituto Bianchi Ma non c'è nessuna cerimonia, né il quartiere viene coinvolto. Stamattina (ieri ndr) quando sono arrivato e non l'ho vista ho pensato che quest'anno si erano dimenticati di portarla». Perché la corona è stata appesa a un chiodo e non deposta sotto la lapide? La seconda Municipalità non è stata coinvolta. L'ufficio comunale addetto al cerimoniale spiega di avere «una lista di luoghi, indicati dall'Anpi in cui deporre le corone, ma senza cerimonie ». La chiesa dove è affissa la lapide non è stata contattata. «A luglio abbiamo avuto il via libera della Soprintendenza per restaurare la lapide spiega Cosimo, braccio destro del parroco Me ne sono occupato personalmente. Prima era tutta sbiadita, forse i dipendenti di Palazzo San Giacomo non l'hanno vista o non si ricordavano che la targa era dietro i nostri cancelli e così hanno messo la corona sul muro accanto. Peccato, perché noi l'avremmo tutelata, come abbiamo fatto con la lapide». E così, per fretta o approssimazione, per indifferenza o ignoranza, per vandalismo o rabbia la corona con i colori della città e la scritta "il sindaco" è finita nel cassonetto. Unico dettaglio: in piazza Carità, al monumento per Salvo D'Acquisto, lì dove invece de Magistris è andato, ieri la corona c'era ancora, ma era stata strappata e gettata via la fascia con il nome del sindaco. Il bilancio perciò è di una corona con i colori della città finita nei cassonetti e di una fascia simbolicamente scomparsa, tra i nomi delle autorità.
Montesanto, sfregio alle Quattro Giornate la corona per i martiri finisce tra i rifiuti
Il 28 settembre si tengono celebrazioni per ricordare le Quattro Giornate di Napoli, in cui un militare e tre civili sono morti per difendere la città dai tedeschi. La corona d'alloro con i colori della città e la scritta "Sindaco di Napoli" è stata appesa a un chiodo sul muro dell'Istituto Bianchi, ma è stata poi gettata in immondizia. La corona era stata appesa per ricordare i martiri, ma non c'era una cerimonia e il quartiere non è stato coinvolto. La corona è stata messa lì dal Comune, ma non c'è stato alcun contatto con la chiesa dove è affissa la lapide dei martiri.
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