IN SETTIMANA verrà firmata la convenzione tra il Comune e la Fondazione nazionale studi manzoniani, che è la cornice necessaria per far partire il progetto di restauro. A finanziarlo interamente l'ipotesi è di un intervento da 5 milioni saranno gli sponsor privati: Intesa Sanpaolo è la capofila, ma a sua volta troverà altri mecenati disposti a sopperire alla mancanza di fondi pubblici, che è il motivo per cui per tanto tempo Casa Manzoni è rimasto uno dei tanti vorrei ma non posso. I tempi? «Il nostro obiettivo è di restituire una funzione pubblica vera a Casa Manzoni: per farlo al meglio non vogliamo promettere aperture in tutta fretta prima di Expo, ma lavoriamo per essere pronti il prima possibile», spiega l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno. Per intendersi: con i lavori che partiranno entro fine anno, nessuno può assicurare una riapertura in quattro mesi. Più realisticamente Casa Manzoni potrebbe riaprire ad Expo in corso. I primi sopralluoghi nel palazzo a due piani in cui Alessandro Manzoni visse dal 1813 (quando l'acquistò per 106mila lire) fino alla sua morte avvenuta sessant'anni dopo, sono già stati fatti: gli interventi strutturali da fare ci sono, ma non sono enormi (gli ultimi interventi risalgono a poco più di dieci anni fa), tranne che per la balconata principale, oggi puntellata. Servono, però, adeguamenti sulla sicurezza, ripulitura dei muri dalle infiltrazioni, sostituzione di lampade brutte o ormai superate, un sistema di climatizzazione che metta al sicuro lo stato di conservazione dei mobili e dei volumi: soltanto nello studio di Manzoni, a piano terra, sono oltre tremila, in librerie coperte solo da grate di metallo dove gli agenti atmosferici possono agire quasi indisturbati. Il lavoro maggiore va fatto sull'adeguamento della grande offerta della Casa ai livelli dei musei moderni: basti pensare che l'ingresso è gratuito, ma limitato dal martedì al venerdì dalle 9 alle 16. Le guide del Comune sono attentissime ai visitatori e raccontano dettagli e aneddoti con cura: ma, agli antipodi della multi- medialità, l'unico modo per sapere cosa contengono le teche nelle sale documenti dell'epoca, lettere autografe di Manzoni, oggetti di vita quotidiana è leggere le spiegazioni su fogli plastificati disposti su un tavolo centrale (uno per teca). Il modello ispiratore è quello delle Gallerie d'Italia, non per caso finanziate dallo stesso istituto di credito: percorsi didattici, molta attenzione al rapporto tra Manzoni e Milano, aperture serali, Con molte più guide a disposizione: quando Intesa Sanpaolo ha fatto sapere, qualche mese fa, di essere disposta a contribuire in modo sostanziale al finanziamento del restauro, il Touring club italiano ha rilanciato promettendo un buon numero di volontari disposti ad accogliere i turisti e a collaborare nell'organizzazione dei percorsi culturali.