Il figlio di Costanza d'Altavilla, re delle due Sicilie, fu precursore di una rivoluzione culturale e sociale che raggiunse l'acme con la nascita della Scuola poetica siciliana Un mecenate avanguardista e un inventore culturale. Federico II di Svevia - Friedrich von Hohenstaufen figlio di Costanza d'Altavilla - ha lasciato segni indelebili in questo scorcio sudorientale dell'Isola che divenne il cuore pulsante del Regno delle due Sicilie. A Siracusa costruì una fortezza su un luogo di immensa suggestione: il lembo estremo di Ortigia. E ancora oggi, il Castello Maniace è il luogo più misterioso e possente della città. Un monumento simbolo della magnificenza del regno ma, soprattutto, della curiosa intelligenza del re. Federico II era spinto da una passione infinita: per l'architettura, per l'arte, per la matematica, per i testi antichi, per la letteratura. Stupor mundi, ancora oggi, viene appellato. E davvero stupì il mondo rivoluzionando la concezione culturale dell'epoca e dando vita a un mecenatismo innovativo. Ma l'appellativo di eco romana non fu l'unico. Le fonti chiamano Federico II anche puer Apuliae. Puer per la sua caratteristica impronta di giovinezza e precocità (il poeta provenziale Guglielmo Frigueiras lo definì "frutto di giovinezza"). Apulia, ovvero Puglia, come le fonti volgari contemporanee chiamavano anche la Sicilia. Alla sua corte "itinerante" (l'imperatore amava viaggiare tra le bellezze del suo regno), tra il 1200 e il 1250, vivevano intellettuali, letterati, artisti di ogni tipo. E fu lui che volle che tra le sale del suo Palatium si declamassero versi non più in latino ma in siciliano. Dando vita a quella Scuola poetica siciliana che è a fondamento della lingua italiana prima ancora di Dante e del Trecento. Lo stesso Federico II di Svevia, amante della caccia e della guerra, scrisse versi anch'egli e rigorosamente in siciliano secondo i dettami di quella lirica volgare che in quest'epoca e in questa corte nacque. Il monumento siracusano che più lo rappresenta è il Castello Maniace "gemello" della fortezza federiciana di Augusta e di quella di Catania. Costruito tra il 1232 e il 1240 in obbedienza a precise regole di razionalità, geometria, simmetria; il castello è a pianta quadrata, chiuso da un possente muro perimetrale con quattro torri cilindriche agli angoli. Il suo nome deriva dal generale bizantino Giorgio Maniace che, nel 1038, riconquistò la città agli Arabi e che, probabilmente innalzò nell'area una torre. La fondazione e costruzione dell'edificio attuale risalgono all'imperatore Federico II e lui stesso, riferendosi al castello di Siracusa, lo definisce Palatium sebbene gli studiosi dicano che nel suo lessico il termine si identifica spesso con castrum. È probabile che l'edificio sia stato concepito per dare forma a un progetto dell'imperatore ancora oggi misterioso. Alcuni autori hanno ipotizzato che l'edificio sia stato progettato come opera residenziale, al tempo stesso fortificata. Di certo il castello assume una chiara connotazione militare dopo la caduta dell'impero Svevo. Un portale a struttura ogivale, rivestito di marmi policromi e, sopra l'arco, lo stemma spagnolo posto nel 1614: questo l'ingresso del maniero. Ai lati del portale si aprono due nicchie che all'epoca accoglievano due arieti di bronzo: monumenti protagonisti di complesse vicende e di cui uno solo superstite è oggi, visibile al Museo archeologico "Antonio Salinas" di Palermo. Una copia dell'ariete bronzeo è stata eseguita e donata dal Rotary Club di Siracusa e si può ammirare in una sala del Castello. Si sono perse tracce, invece, di una scultura dedicata a Federico II: una testa che, probabilmente, si trova nei depositi della SOPRINTENDENZA. Oltrepassato il portale, si entra in un cortile che è il risultato di distruzioni ed riedificazioni varie, successive alla costruzione sveva. Le due navate superstiti coperte da volte a crociera, lungo il lato meridionale, è ciò che sopravvive della costruzione originaria: l'ala nord-est del castello, avendo avuto la torre corrispondente la funzione di polveriera, fu distrutta da un'esplosione causata da un fulmine nel 1704. L'interno è il simbolo del maniero: la sala Ipostila; un unico grande ambiente scandito da 16 colonne che sorreggevano 25 campate, coperte da volte a crociera costolonate. Una delle attrazioni del Castello è costituita da una riserva d'acqua chiamata Il Bagno della Regina, come lo descrive il Capodieci, «si vede dentro il Castello Maniace. Ha forma quadrilatera, formato di marmi scelti, vi possono sedere più persone». Oggi è visibile la scala per accedervi ricavata nello spessore murario della fabbrica sveva del lato sud-ovest, nel tratto iniziale ed è poi, scavata nella roccia nella parte più profonda. Il monumento è oggi protagonista di una grandiosa opera di restauro voluta dalla SOPRINTENDENZA. L'auspicio è che qui possa tornare a riecheggiare lo spirito fanciullesco e il mecenatismo dell'imperatore tedesco innamorato di Siracusa. 28092014