Veks Van Hillik ha ventisei anni e vive a Tolouse. Dipinge in studio, realizza opere urbane e tatuaggi. Nei suoi lavori è protagonista assoluta la natura, per questo gli abbiamo proposto di ideare un'opera di Urban Art che potrebbe essere dipinta su una torre dell'ex-industria petrolchimica Sarom. Cos'hai pensato scegliendo la foto su cui intervenire? Una sensazione apocalittica. La forma della torre mi ha ricordato quelle di raffreddamento di una centrale nucleare. Ho scelto il pinguino perché i pinguini simboleggiano il declino della vita selvatica dell'Artico, che è il risultato dell'attività umana. I funghi che escono dal suo corpo sono parassiti, come il cancro. Sembra un soggetto drammatico, ma riflette una mia visione ottimistica attraverso la ricerca accurata dell'estetica. La bellezza può migliorare l'esistenza? Personalmente mi entusiasmo per molte cose diverse, tanto che una forte immagine di ciò che definiamo brutto potrebbe essere per me più potente della bellezza. Queste torri sono visibili da vari punti di Ravenna, come pensi reagirebbero i cittadini vedendole così dipinte? La storia di questo luogo è piena di contraddizioni, malgrado abbia provocato disagi sembra sia importante nella memoria della città. Preservare la storia di una parte della popolazione lasciando la struttura che la rappresenta ha senso, ma è importante anche trasmetterla agli altri. È il ruolo dell'arte tramandare un patrimonio e la Street Art a me sembra un mezzo eccellente di trasmissione e conservazione di storie passate. Offre un'immagine accessibile a un gran numero di persone libere di costruire la propria interpretazione. Come definiresti la tua arte? Quando dipingo amo raccontare una storia catturandone un istante. Questi momenti congelati rappresentano per lo più animali, più o meno antropomorfi e al margine dell'oppressione, come esalassero un ultimo respiro. Mi concentro sull'aria alla fine delle labbra. È la sensazione che provo al termine di certi sogni e spesso dà un aspetto galleggiante ai soggetti, come sospesi dalla realtà. L'infanzia è anche un tema molto ricorrente nel mio lavoro perchè sono cresciuto in campagna e attingo regolarmente in ricordi o sogni collegati a questo periodo della mia vita. Credo che la prospettiva del bambino glorifichi di più il mondo che ci circonda, perché tutto diviene magico, credibile, possibile, bello. Come hai iniziato a fare Urban Art. E i tatuaggi? Ho scoperto i graffiti da adolescente grazie alle riviste specializzate perché da bambino non vedevo arte di strada. Sono rimasto folgorato e ho iniziato a creare i miei personaggi. L'Arte del tatuaggio è entrata di recente nella mia vita, vivendo in città, dove ho avuto la fortuna di scoprire diverse culture e diversi mezzi di espressione. Vuoi che i tuoi murales resistano nel tempo? No, mi piace l'idea che possa essere modificato in qualsiasi momento. Mi piace l'idea di una pittura che vive e invecchia col proprio ambiente. C'è un edificio in particolare sul quale ti piacerebbe dipingere? Si, una fabbrica molto vecchia persa nel mezzo della foresta vicina al luogo dove sono cresciuto. Le pareti sono ricoperte di foglie e muschio. Sogno che un giorno farò un grande dipinto lì.
Veks Van Hillik "I pinguini sono il simbolo dell'Artico senza vita"
Veks Van Hillik è un artista di 26 anni di Tolouse che dipinge in studio, realizza opere urbane e tatuaggi. Ha scelto di dipingere una torre dell'ex-industria petrolchimica Sarom a Ravenna con un'opera di Urban Art. Ha scelto il pinguino come soggetto perché simboleggia il declino della vita selvatica dell'Artico. I funghi che escono dal suo corpo sono parassiti, come il cancro. L'artista vuole trasmettere la storia di questo luogo attraverso la Street Art. La sua arte rappresenta momenti congelati che raccontano storie di animali e spesso al margine dell'oppressione. L'infanzia è un tema ricorrente nel suo lavoro.
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