Alcuni risultati dei lavori prodotti dai giovani ricercatori cresciuti nel Pin di Prato. Tutti si lamentano per gli scarsi investimenti pubblici e privati nella ricerca in Italia PRATO. Dal 2010 Alessia De Rosa collabora col Forlab, il laboratorio di Scienze forensi del Pin. E' una ricercatrice non strutturata, ovvero ha contratti della durata di un anno. Crede nel lavoro che svolge ma sostiene che in Italia non c'è sensibilità alla ricerca. Quella di Alessia è una delle tante storie dei ricercatori visti come punte di diamante all'estero, poco valorizzati nel nostro Paese. "L'università sostiene De Rosa deve guardare di più al mondo del lavoro, così le aziende avrebbero sicuramente maggiori vantaggi". Il laboratorio dove lavora la ricercatrice si occupa di studiare e sviluppare sistemi di soluzioni all'avanguardia per il trattamento di contenuti multimediali a scopo forense. Il Forlab offre assistenza ai clienti (magistrati, giudici, avvocati, polizia, ma anche cittadini e aziende) in tutte le fasi dell'iter giudiziario. Lorenzo Mucchi è ricercatore (a tempo indeterminato) in ingegneria delle telecomunicazioni. Come la collega lamenta il fatto che le aziende non investono nella ricerca. Lui che collabora con gli Stati Uniti spiega come all'estero sono le aziende che fanno ricerca avanzata. "E poi aggiunge le cose fuori di qui sono diverse. Prendiamo la Germania, ad esempio. Lì il titolo di dottorato in ricerca ha un forte valore, perché molto più avanzato della laurea". Nella foto: a destra i tre ricercatori e uno stand della serata dedicata alla ricerca al Pin di Prato com Tornando alla parte economica Mucchi aggiunge che "da noi gli investimenti sono ridicoli sia quelli statali sia quelli dell'industria". Ma se le risorse sono poche è invece tanta la voglia di immergersi a capofitto in quello in cui si crede. Ed è questo è il minimo comun denominatore per i ricercatori. C'è poi l'archeologo Achille Felicetti, del Vast-Lab, una struttura di ricerca e sviluppo impegnata nelle definizione e nell'applicazione di nuove tecnologie per il settore dei beni culturali. Lo scopo è quello di fornire un miglior supporto alla ricerca scientifica orientata alla conoscenza, alla valorizzazione ed alla conservazione del patrimonio culturale. La ricerca è indirizzata soprattutto alla creazione e diffusione di standard internazionali per la digitalizzazione di dati e la progettazione di database accessibili oltre allo sviluppo di piattaforme tecnologiche. Felicetti può essere definito l'uomo che studia il passato ma con il pallino della modernità. Infatti dal Vast-Lab hanno pensato ad un'iniziativa che sta riscuotendo successo. Attraverso un Qr-Code, posizionato sui siti archeologi dove gli ambienti sono molto frammentati, si può vedere l'immagine di come era quella costruzione. "Come? Grazie ad una App sul proprio cellulare spiega l'archeologo Una volta scaricata sul proprio telefono e inquadrando il codice a barre sarà possibile vedere come era quella casa attraverso un'immagine in 3D". Al momento il Vast-Lab ha portato avanti questo esperimento con successo a Vetulonia, Roselle ed a Carmignano. In quest'ultimo Comune si tratta di una guida virtuale (Carmignano tour book), per scoprire le bellezze naturalistiche, archeologiche e artistiche del territorio. Una dettagliata mappa interattiva che guida l'utente rilevando la sua posizione in base al percorso scelto e indicando i punti di interesse e i servizi più prossimi. La prossima tappa del Vast-Lab e dei Qr code sbarca Paestum città famosa per i suoi meravigliosi templi. Un'archeologia, dunque, che è cambiata e che prima di tutto deve preservare.
PRATO - L'archeologia te la spiego con una App
A Prato, nel Pin di Prato, si trovano diversi laboratori di ricerca che hanno prodotto risultati importanti. Tra questi, il Forlab, dove lavora la ricercatrice Alessia De Rosa, che sostiene che in Italia non c'è sensibilità alla ricerca. De Rosa lavora con sistemi di soluzioni all'avanguardia per il trattamento di contenuti multimediali a scopo forense. Un altro ricercatore, Lorenzo Mucchi, collabora con gli Stati Uniti e sostiene che le aziende non investono nella ricerca. Mucchi lavora in ingegneria delle telecomunicazioni. Un terzo ricercatore, Achille Felicetti, del Vast-Lab, si occupa di nuove tecnologie per il settore dei beni culturali.
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