Si è chiusa la nuova campagna di scavi in località Oratorio, a condurre le ricerche l'Università di Pisa che ha esplorato l'edificio con resti di mosaico LIMITE. Grande emozione e curiosità per la nuova campagna di scavo archeologico della villa tardoantica posta in località Oratorio, a Capraia e Limite, diretta dall'Università di Pisa, con il professor Federico Cantini che ha guidato il gruppo di 11 studenti dell'ateneo pisano e dalla Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana, rappresentata dalla dottoressa Lorella Alderighi. La campagna si è chiusa da pochi giorni.Lo scavo è realizzato in collaborazione con l'amministrazione comunale di Capraia e Limite e l'associazione Castra Civico 50. Ma la notizia importante è un'altra; i lavori sono serviti a esplorare nuove aree della villa tardoantica in vista della valorizzazione dei resti del complesso e del restauro e copertura degli ambienti residenziali dell'edificio che ospitano il mosaico policromo con scena di caccia al cinghiale, già riportato alla luce nelle precedenti campagne di scavo. Dunque Il complesso sarà musealizzato, e potrà costituire una importante occasione di sviluppo per il turismo culturale dell'intera area. In realtà in pochi per ora hanno potuto ammirare la meravigliosa scena di caccia rappresentata nel riquadro centrale del mosaico scoperto nell'ambiente più rappresentativo della villa romana della Castellina di Limite. Quei pochi, invitati dalle autorità, si recarono sul posto per un paio d'ore in un pomeriggio di sole di maggio di due anni fa. Poi, con i teli e la sabbia tutto è stato ricoperto e occultato, per proteggere i delicati manufatti. Ma facciamo un passo indietro, e ricordiamo cosa avvenne nella primavera del 2012. Nell'aprile di quell'anno, quando gli studenti dell'Università di Pisa, guidati dal professor Federico Cantini in uno scavo stratigrafico che ha restituito risultati eccezionali, videro affiorare migliaia di tesserine colorate che straordinariamente assemblate disegnavano scene di caccia in un meraviglioso turbinio di colori, la sorpresa li colse d'improvviso e l'emozione prese il sopravvento. Davanti a loro si stendeva un tappeto musivo largo 5 metri e lungo oltre 4 metri e mezzo, e si trattava solo della metà dell'intero mosaico (l'altra metà si trova purtroppo interrata sotto una strada carrabile attigua allo scavo). La scoperta archeologica è avvenuta in un'area industriale situata poco dietro l'abitato della Castellina, lungo la strada che conduce verso Castra, nel comune di Capraia e Limite. Lo scavo, iniziato nel 2010, ha riportato alla luce le forme di una monumentale villa romana del periodo imperiale. «Il sito in corso di scavo ha restituito una serie di strutture murarie riferibili a varie frequentazioni spiegava il professor Federico Cantini e la villa di età tardo imperiale (metà del IV secolo D.C.), probabilmente costruita su terrazzamenti digradanti dalla collina fino al corso d'acqua, è impostata su strutture preesistenti, alcune di età repubblicana risalenti alla centuriazione dell'area. La villa presenta una struttura dalle dimensioni straordinarie ed abbiamo riportato alla luce, oltre ad ambienti termali, un edificio absidato, probabilmente il salone di rappresentanza del patronus della villa; la sorpresa è poi arrivata con il ritrovamento del mosaico proprio all'interno di questo ambiente». A questo punto viene da chiedersi chi sia stato l'artefice di tutto questo. «Nella struttura semicircolare destinata ad ospitare una fontana - rispondeva la dottoressa Lorella Alderighi della soprintendenza archeologica per la Toscana ma anche limitese doc - è stata rinvenuta un'epigrafe nella quale si legge il nome del proprietario della villa, Vettio Agorio Pretestato». Il nome ha ancor oggi il potere di far sobbalzare sulle loro sedie gli studiosi di storia romana. Si tratta di un personaggio citato da numerosi autori latini e molto noto, ricchissimo, morto alla fine del IV secolo D.C., che faceva parte della cerchia di aristocratici conservatori cultori della vetustas e difensori del paganesimo contro l'avanzata sempre più incalzante della religione cristiana. Da prefetto dell'Urbe fece erigere il tempio ai 12 dèi protettori della città, o Dii consentes, nel 367 D.C. L'amenità del luogo, situato nelle vicinanze dell'Arno, in una piana all'epoca incantevole, sulle sponde di un ruscello, giocò sicuramente un ruolo importante nella scelta di Pretestato di farsi costruire la villa. Evidentemente il buon gusto non gli mancava, ed il mosaico policromo rinvenuto ne è la testimonianza più diretta. Infatti, la grande opera d'arte in opus tessellatum, con tessere quadrate di 7-10 millimetri di lato, realizzata prevalentemente con materiali lapidei reperiti sul posto, è riferibile proprio al periodo di massimo splendore nella vita pubblica di Vettio Pretestato, che nel 364 D.C. ricopriva la carica di governatore di Tuscia ed Umbria. Non stupisce che avesse molte proprietà in queste zone. Fra il III ed il IV secolo Dopo Cristo siamo in un periodo in cui la ricchezza si concentra nelle mani di pochi grandi proprietari aristocratici, che costruiscono enormi complessi monumentali, destinati allo sfruttamento agricolo del territorio in luoghi dove comunque potersi recare in vacanza ed a caccia per la pratica dell'otium. Il paragone di questa scoperta con la grandiosa villa romana del casale di piazza Armerina, costruita fra il III ed il IV secolo D. C. ad esempio, come affermano gli archeologi, non è azzardato.