Salvatore Settis è uno dei più fini intellettuali italiani. Calabrese, 73 anni, archeologo e storico dell'arte, è stato per oltre un decennio, dal 1999 al 2010, direttore della Scuola Normale di Pisa, università dove si è anche laureato nel 1963 in archeologia. Dal 1994 al 1999 ha invece diretto il "Getty center for the history of art and the humanities" di Los Angeles. Ha tre lauree honoris causa, ottenute a Padova nel 2007, a Roma "Tor Vergata" nel 2008 e a Reggio Calabria nel 2014. Numerose le istituzioni internazionali di prestigio di cui è membro. L'elenco è infinito e include l'American Academy of Arts and Sciences, l'American Philosophical Society di Philadelphia, il Deutsches Archäologisches Institut, il Comitato scientifico dell'European Research Council, delle Accademie di Baviera, di Berlino, del Belgio e di Francia. E' presidente del Consiglio scientifico del Louvre. E' inoltre membro dell'Accademia dei Lincei, dell'Accademia delle Scienze di Torino e dell'Istituto Veneto. Note le sue battaglie contro la politica di tagli indiscriminati all'università e alla cultura, nonché il suo impegno a difesa dell'ambiente e contro la cementificazione indiscriminata. Ospite dei maggiori festival italiani, nei giorni scorsi è stato al Festival del diritto a Piacenza, dove s'è confrontato con Pietro Veronese sul tema "Diritto alla città e capitale civico". Settis individua proprio nella città, nella sua coesione civica, nella sua vocazione storica al lavoro, il luogo da cui ripartire. Perché la dimensione urbana è quella in cui la gente si riconosce, in particolare in Italia. Centrale è il rapporto con il lavoro: un centro urbano nasce sul lavoro, è questa la sua missione sociale, quindi deve assicurare alle generazioni future la possibilità di trovare un'occupazione, altrimenti ne viene svilita la sua funzione. Lo spazio urbano come creatore di lavoro è stato illustrato con l'esempio di una piccola città cinese divenuta una megalopoli grazie all'industria dell'auto: la popolazione si è decuplicata e sono sorti grattacieli ovunque, "anche se io, ad una città così, preferirei Piacenza - ha detto Settis ai microfoni di Piacenza24, aggiungendo che "Piacenza è una città storica con una dimensione straordinariamente civile, con grande densità monumentale. E' una città considerata minore rispetto a Roma o a Firenze, ma se l'Italia minore è questa, allora siamo davvero un gran bel Paese". Lo studioso, un po' a sorpresa, rivaluta anche fenomeni come il campanilismo, in genere visti con un'accezione negativa. Invece l'intellettuale calabrese ne evidenzia la forza del particolarismo storico, una base da cui ripartire. Settis ricorda che dalla città partono le proteste popolari, compresi quelle recenti spinte rivoluzionarie che hanno interessato, ad esempio, Madrid con gli Indignados, Istanbul con la rivolta contro la costruzione di un centro commerciale al posto del Parco Gezi, ma anche New York con il movimento Occupy Wall Street. "Protestare in città vuol dire protestare per la città - ha detto Settis a Piacenza24 - e diritto alla città non vuol dire che essa non è concepita come uno spazio neutro ma come teatro della democrazia, come equilibrio tra il corpo del cittadino e quello della città: la dignità di uno e la dignità dell'altra".